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INAUGURAZIONI
INAUGURAZIONE SABATO 15 LUGLIO 2017 ORE 12.00

A cura di Gianluca Marziani

 

PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE presenta un inedito viaggio pittorico dello scrittore Tommaso Pincio. Lungo la Galleria del Piano Mostre scorre un orizzonte di ritratti, una quadreria in rigorosa linea retta che scandisce il ritmo figurativo lungo quasi trenta metri parietali. Il progetto, intitolato Sfere Celesti, è stato ben spiegato dall’autore su un numero della rivista Nuovi Argomenti. Inizialmente immaginato come una camera quadrata con le opere su quattro lati, la versione odierna riprende l'idea originaria delle Sfere, ovvero, una linea continua, collocata un pochino più in alto dell'occhio umano, ricreando così un’ideale zona di confine tra al di qua e aldilà, un limbo tra pura immagine e materia dell'immagine che è un'ambiguità tipica della pittura.

Assieme ai ritratti sarà leggibile una frase, scritta da Pincio per l’occasione: Per amore della realtà, della verità, del documentario, confondendo pittura e fotografia, gentiluomini in parrucca, senza parrucca, con baffi, senza baffi, con pizzi e sciabole e senza pizzi, con pizzi, sciabole e cappelli piumati, con o senza nastri, calvi o chiomati, e dame anch'esse truccate, senza trucco, amate o non amate, amate e tradite o soltanto tradite, tutti e tutti identicamente veri (e tutti identicamente falsi), tutti vivi (e, in fondo, tutti morti), questi ritratti terribili ti fissano dall'alto della loro mediocrità provinciale e tu finisci per reclamare un vero quadro, un vero capolavoro, un piccolo rettangolo di qualcosa.

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La mostra prosegue fino al 24 Settembre 2017

La mostra è inserita nel programma ufficiale del 60 Festival dei Due Mondi

 

INAUGURAZIONE SABATO 24 GIUGNO 2017 ORE 17.00
CASA ROMANA. VIA DI VISIALE 6. SPOLETO

a cura di Gianluca Marziani

in collaborazione con ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA

 

MUSEO DI STORIA INNATURALE
Il Museo di Storia Innaturale nasce da un progetto basato sull’impianto illuministico della catalogazione e della registrazione scientifica, in un insieme di concetti che hanno generato la stesura della prima e più famosa enciclopedia del mondo. Concepito nel 1990 e in continuo accrescimento, si snoda seguendo un percorso a sale, ciascuna intitolata a diversi campi d’indagine scientifica: dall’Antropologia alla Botanica, dall’Entomologia all’Etnologia. Il vero tema indagato riguarda, in realtà, la condizione umana riletta in chiave ironica e ludica, ma non per questo meno ineluttabile. Le sale ospitano umani immobilizzati nel loro status, piante e animali straordinari, dotati di una carica evocativa che li rende, a una prima lettura, riconoscibili e che si scoprono, via via, essere intrinsecamente contaminati e contaminanti. Con l’intenzione che l’anomalo venga piuttosto percepito prima che visto. Le sale al momento sono 21 più la sala dei video e il bookshop: I Antropologia, II Natura morta, III Botanica, IV Entomologia, V Esemplari rari, VI Homo Pronto, VII I trofei, VIII Botanica organica, IX Le pelli, X Etnografia, XI I diorami, XII Etnologia, XIII Pesci e anfibi, XIV Etologia, XV Antropologia culturale, XVI Anamorfosi, XVII I busti, XVIII Creature meravigliose, XIX Inchiostri su carta, XX Nasi d’artista, XXI Sculture in pietra.

Gianluca Marziani: La carriera di Ghibaudo è il suo museo, le sue mostre sono le sale del museo, le opere nelle sale descrivono i dettagli di un’utopia espositiva che spazia tra materiali, linguaggi e codici narrativi.

Dario Ghibaudo, dopo la sala che presentò nel 2012 presso la cappella del Palazzo Comunale, giunge oggi negli spazi spoletini della Casa Romana, luogo a dir poco ameno, spazio d’integrazione virtuosa tra la scultura contemporanea e i mosaici pavimentali del I secolo d.C. Il progetto s’intitola Sculture da Viaggio e offre una versione per valigia di alcuni animali in porcellana bianca. L’ibridazione faunistica caratterizza l’estro museografico di Ghibaudo, un’attitudine al fiabesco che si trasforma in zoologia speculativa tra ipotesi scientifica e veggenza intuitiva. La prima impressione coinvolge l’assurdo surreale, anche perché la minuziosa precisione dei manufatti rende plausibile il tema dell’improbabile; poi, però, capisci che esiste un glitch sotto la traccia onirica, una distorsione elettrica che pone il fatidico quesito: e se davvero esistesse un animale così? Che faremmo davanti ad ibridi come questi? Incarnano un futuro buono o pericoloso?

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La mostra prosegue fino al 24 Settembre 2017

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A cura di Gianluca Marziani

 

Palazzo Collicola Arti Visive presenta GIUSEPPE RIPA, di nuovo a Spoleto dopo la personale realizzata nel 2013 lungo le sale del Piano Nobile. Un ritorno che conferma la linea del direttore Marziani, deciso a coinvolgere alcuni artisti nel lungo periodo, così da sviluppare processi virtuosi di collaborazione, col fine di integrare l’autore nella metodologia dei programmi museali.

Gianluca Marziani: Il museo del presente non può limitarsi alla celebrazione del valore ma deve integrare il patrimonio (Collezione, Biblioteca) a una palestra dinamica del tempo attuale… questo significa crescere una squadra di autori solidi, in linea con le strategie del direttore, sostenuti dal museo dove possibile, messi nelle condizioni di creare valore connettivo. Un museo che diventi laboratorio di sperimentazione, propulsore di senso e innovazione, un canale elaborativo con cui ripensare approcci e conseguenze.

Giuseppe Ripa, già presente nelle nostre collezioni (con un’opera) e nella sezione Fotografia della Biblioteca Carandente (con sette volumi editi da Charta), riprende un filo che avevamo teso nel 2013, quando presentammo la prima parte del ciclo SEASIDE. L’occasione è arrivata con il LABORATORIO PER LA RICOSTRUZIONE, un workshop firmato da Stefano Boeri attorno ai temi del sisma di agosto e ottobre 2016, in programma (30 giugno - 1 luglio) tra Palazzo Collicola Arti Visive e la Spoletosfera.

Il tema sismico ha stimolato l’integrazione di Ripa con l’impianto teorico del Laboratorio. L’osmosi dell’autore con il fragile paesaggio italico si trasforma nel contrappunto concettuale che evoca rituali geologici nascosti, azioni di sopravvivenza, miti e leggende, memorie ancestrali… le fotografie parlano di azioni universali, drammi condivisi, trasformazioni necessarie; non sono un semplice documento ma un’estensione della durata che ribalta la fragilità in chiaro evento metafisico.

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La mostra prosegue fino a Domenica 8 Ottobre 2017

La mostra è inserita nel programma ufficiale del 60 Festival dei Due Mondi

La mostra è un evento collaterale nel programma di LABORATORIO PER LA RICOSTRUZIONE

 

SABATO 24 GIUGNO 2017 ORE 12.00

A cura di Gianluca Marziani

 

Immaginare l’arte come un gioco d’imprevisti e rivelazioni fulminee, d’immagini che si costruiscono e mescolano, di forme mobili tra leggenda e desiderio. Definire un mondo figurativo attraverso le fondamenta classiche che sostengono il peso liquido del contemporaneo. Inventare un codice linguistico tra pittura e scultura, sul crinale che aggiunge volumetrie plastiche alle epidermidi iconografiche della memoria. G.M.

Palazzo Collicola Arti Visive presenta CAMILLA ANCILOTTO, protagonista estiva lungo la planimetria gentilizia del Piano Nobile, qui dove gli occhi dialogano con la Storia abitabile. La logica d’ingaggio segue la regola d’uso del luogo: disporsi in silenzio con le proprie opere, calando con timida ma decisa ambientazione, senza modificare gli allestimenti d’origine, al contrario inventando confini di conversazione, abbassando la temperatura del passato, elaborando il paesaggio ideale di un linguaggio al presente.

Camilla Ancilotto si esprime attraverso un codice mobile che è marchio autografo ma, soprattutto, schema linguistico. Le opere sono puzzle pittorici dalle molteplici chiavi compositive. In pratica, girando i singoli parallelepipedi (o altre forme geometriche) su un asse (il principio del pallottoliere) si completa una singola immagine o si mescolano assieme immagini diverse. Viene a crearsi un’interazione in cui il fruitore potrà cambiare l’ordine sequenziale e, soprattutto, entrare nel principio dinamico del pensiero originario, completando un’opera che richiede azioni manuali, tattilità, immaginazione attiva, orientamento della fantasia. Si recupera così una tensione “leggera” che riconduce l’arte nel cerchio del dialogo, nel motore cinetico dell’opera viva, nell’apertura ludica che amplifica il valore estetico e il suo esito concettuale. E poi si aggiunge quel tono da rebus e sciarada, definendo la natura misteriosa e alchemica dell’opera, la sua vertigine magica, il suo tenore muscolare che scatena visioni catartiche.

Dice l’artista del suo lavoro: Percezione d’ambiente, scopo dell’allestimento, equazione di modello e prodotto, esecuzione in dettaglio, montaggio in serie, titolarità di un’idea visiva che affiora pian piano con lo smalto della pittura e al tempo stesso suggerisce un’infinita varietà d’interpretazioni.

Cosa accade nel mondo della Ancilotto? Per diversi anni spiccavano figure allegoriche e mitologiche che s’ibridavano con animali di varia provenienza. Giove, Venere, Adamo, Eva, Leda, Cupido sono stati compagni d’avventura, scelti per la loro empatia con il paesaggio naturale, le radici biologiche, l’origine degli archetipi. I riferimenti d’origine andavano a Michelangelo, Pontormo o Rosso Fiorentino, tra maestri di eros cromatico, di incarnati elegantemente moderni, di armonie che superavano fiaba e leggenda nel colpo plastico del teatro figurativo. Le silhouette d’origine rinascimentale s’ibridavano, nel caso della Ancilotto, con animali dalle vite letterarie, simboliche, ancestrali. Pappagalli, giraffe, calamari, piovre, iguane: catturavano subito l’atmosfera con quei pattern esplosivi, intriganti, tattilmente vivi, presenze armoniche di un mondo mitico che seguiva il principio filosofico di Leda. L’attitudine figurativa, sia negli ibridi uomo/animale che nella successiva statuaria classica, diventa metamorfica, avvolge la Bellezza, si avvinghia ai corpi in un abbraccio fetale. Un mondo d’energia in azione, di frangenti letterari insinuanti, di sinestesia e nuovi confini. Organico e inanimato che s’incrociano in un flessuoso rito armonico, animando l’eden di un luogo immaginario eppure immaginabile.

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La mostra prosegue fino a Domenica 8 Ottobre 2017

La mostra è inserita nel programma ufficiale del 60 Festival dei Due Mondi

A cura di Gianluca Marziani

 

GIUSEPPE BIASIO (Padova, 1928) racconta una bella vicenda italiana dai risvolti ammirevoli. E’ la storia di un uomo che fin da giovane ha frequentato l’umanità internazionale dell’arte contemporanea, maestri come Robert Rauschenberg o Antoni Tàpies, molte Biennali veneziane in presa diretta, altri giganti come Julian Schnabel, Mario Schifano, Emilio Vedova… tutto ciò, inutile dirlo, ha poi trovato una forma propria, non limitando l’effetto al presenzialismo ma agendo sulle cause, sulle motivazioni, sull’ispirazione, nonché sui materiali e temi che ogni quadro affrontava e ancora affronta. Quella di Biasio è una battaglia feroce nel mare benevolo di una laguna addomesticata, un ingaggio nel pragmatismo del fuoco d’ispirazione, senza disperdersi nel salto sregolato, semmai avendo disciplina iconografica e ordine mentale, restando in equilibrio tra vita e arte, esperienza e riflessione, dentro e fuori, citazione e autonomia.

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La mostra prosegue fino al 24 Settembre 2017

CHIESA SS. GIOVANNI E PAOLO. VIA FILITTERIA. SPOLETO
INAUGURAZIONE SABATO 24 GIUGNO 2017 ORE 18.00

Mostra promossa da: Association Julien Friedler pour l'Art Contemporain Spirit of Boz


Lo scorso giugno Julien Friedler occupava Palazzo Collicola Arti Visive con una mostra che proponeva un insieme antologico di opere, dai primi quadri del 1998 alle ultime produzioni del 2016. L’evento riscosse un bel successo e accolse, in occasione del Festival dei Due Mondi e durante le settimane successive, oltre 40.000 visitatori.

Gianluca Marziani: Il terremoto del 24 agosto colpì il museo mentre era allestita la mostra di Julien Friedler. L’unica opera danneggiata in tutto il Palazzo fu una scultura in vetro dell’artista belga: da qui l’idea di un risarcimento morale attraverso uno spin off espositivo, a un anno di distanza da quella mostra antologica. Assieme a Dominique Stella abbiamo scelto di riallestire una delle opere più complesse e moralmente universali di Friedler. Ed ecco la sua speciale foresta dentro una chiesa sconsacrata dalle fascinazioni medievali e dai contrasti che esaltano la natura multidisciplinare dell’artista.

La Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo è situata nel centro storico di Spoleto, nell’antica vaita Filitteria, che alla fine dell’epoca medievale costituiva il quartiere bizantino della città. È una costruzione di età romanica che, dopo la consacrazione avvenuta nel 1174, svolse funzioni parrocchiali. Conserva all'interno affreschi che vanno dall'ultimo quarto del XII secolo al XVI, importanti testimonianze della cultura pittorica spoletina. Alcuni di essi sono stati attribuiti ad Alberto Sotio.

L’installazione è un’opera fondamentale nella produzione di Julien Friedler: La Forêt des Âmes appartiene alla forma più concettuale del suo progetto, generata da un altro volto del contemplatore, impersonato dall’alter ego di Friedler, Jack Balance. Quest’ultimo abita il mondo del Boz (Spirit of Boz), universo artistico, umanista e filosofico che si anima in tre progetti interattivi: La Forêt des Âmes, Le Clochard céleste e Give Up. Questa parte dell’opera, pluridisciplinare e collegiale, costituisce un tentativo di fusione tra diverse forme espressive. L’arte è qui un supporto di scambio e comunicazione, che corrisponde a un modo di concepire l’esistenza. Secondo tale filosofia di ricerca e condivisione, e in eco alla sua pittura, Friedler ha concepito La Forêt des Âmes, progetto ambizioso e partecipativo che s’inscrive nell’universo del Boz, attivando energie e forze intuitive universali che si esprimono nelle risposte spontanee a un questionario, elaborato dall’artista e raccolto dall’associazione del Boz. Le migliaia di risposte costituiscono il materiale necessario all’edificazione di colonne che formeranno l’opera intitolata La Forêt des Âmes. Spirit of Boz fa nascere una leggenda che invita a una spiritualità moderna fondata sull’arte. Le nove colonne presenti in mostra sono le basi che, proiettate su scala monumentale, costituiranno la foresta delle anime universalmente radunate.

 

La mostra prosegue fino a Domenica 3 Settembre 2017

La mostra è inserita nel programma ufficiale del 60 Festival dei Due Mondi

SPOLETOSFERA VIALE GIACOMO MATTEOTTI. SPOLETO
INAUGURAZIONE VENERDÍ 30 GIUGNO 2017 ORE 20.00

A cura di Gianluca Marziani

 

FORGETFUL & FORGOTTEN si distribuisce lungo il telaio della Spoletosfera, capolavoro di Buckminster Fuller, donato alla città dallo stesso nel 1967, l’anno in cui Giovanni Carandente realizzò a Spoleto la mostra Le strutture di Fuller: 40 anni di ricerca architettonica, 1927-1967. Oggi è la fotografia a “vestire” la superficie modulare della cupola geodetica, una pelle temporanea che rimarca la qualità universale di un’idea rivoluzionaria. L’incontro con i soggetti fragili di Ripa trova immediate sinergie iconografiche, come se la cupola diventasse una momentanea pausa, capanna urbana per sguardi nomadi, museo temporaneo in cui parole, azioni e suoni definiscono i margini del dialogo.

Giuseppe Ripa: Forgetful and Forgotten, dimentichi e dimenticati, sono i terremotati che hanno perso la memoria del loro passato e non si riconoscono nella precarietà del loro presente, così come lo sono i migranti per citare due esempi della nostra storia recente...

Vediamo un vecchio materasso in quattro posizioni sinuose, quasi fosse un corpo erotico, simulacro di qualcosa che è accaduto, lontano dalla riva… vediamo altri pezzi smarriti, galleggianti, frammenti di plastica… oggetti dignitosi, stabilmente vivi, resistenti oltre la catarsi, segnali indomiti di una convivenza complicata tra Uomo e Natura. Segni di lotte avvenute, di tragedie e drammi che ancora pulsano, come un battito sottotraccia, continuo e implacabile…

 

La mostra prosegue fino a Domenica 8 Ottobre 2017

La mostra è inserita nel programma ufficiale del 60 Festival dei Due Mondi

La mostra è un evento collaterale nel programma di LABORATORIO PER LA RICOSTRUZIONE

 

Progetto Video di Lara Nicoli e Carlo Carfagni

in collaborazione con GMG Progetto Cultura
Sabrina Fiorino, Nicoletta Provenzano, Claudia Canalini, Caterina Salvagno

Brevissime riflessioni sul significato di arte, che danno il titolo al video, girate in molti casi con ipad e smartphone. Sono ispirate a quelle che in termini giornalistici vengono denominate "vox populi", ovvero voci raccolte per strada interpellando i passanti e sondandone gli umori. Le briciole lavorano con la stessa tecnica ripetitiva delle vox, ma si rivolgono al mondo dell'arte e della cultura. Una stessa domanda viene ripetuta e passata di persona in persona come un testimone e potrebbe essere ripetuta ancora ed ancora, andando a carpire altri pensieri, altre riflessioni, altri giochi, altre intuizioni, altre banalità. Alla domanda nessuno dei più di cinquanta intervistati dà la stessa risposta, ma ciascuno suggerisce un diverso modo di concepire l'Arte. L'idea di un flusso prende corpo via via che le si ascolta, una sorta di work in progress con continue possibilità d'integrazione ed interazione. L'effetto ipnotico si sprigiona attraverso un interrogativo continuamente ripetuto. In questo modo è come se la domanda si incidesse nella mente dello spettatore e lo spingesse a chiedersi - proprio mentre sta varcando la soglia di un mondo magico e spesso ignoto - "penso che l'arte sia..?"

Hanno partecipato:
Giovanni Albanese, artista
Edoardo Albinati, scrittore
Stefano Antonelli, city curator
Gianfranco Baruchello, artista
Matteo Basile', artista
Letizia Battaglia, fotografa
Elena Bellantoni, artista
Gregorio Botta, artista
Marco Damilano, giornalista - vicedirettore de"L'Espresso"
Giorgio de Finis, antropologo - curatore indipendente
Piera Degli Esposti, attrice
Mario Desiati, scrittore
Costantino D'Orazio, storico dell'arte - curatore 
Davide Dormino, artista
Pablo Echaurren, artista
Emmanuele Emanuele, Presidente Fondazione Roma
Teresa Emanuele, artista - curatrice
Marco Emmanuele, artista
Flavio Favelli, artista
Pietro Fortuna, artista
Giosetta Fioroni, artista
Guglielmo Gigliotti, storico dell'arte
Luca Grechi, artista
Viviana Guadagno, Associazione culturale "ZoozoneArtforum"
Giulia Iafisco, danzatrice
Jannis Kounellis, artista
H.H. Lim, artista
Mamma Litai, abitante del Maam, Museo dell'Altro e dell'Altrove
Gruppo Maca: Marzia Greco, Aura Monsalves, Claudia Schioppa, Alessandra Viva, artiste
Dacia Maraini, scrittrice
Francesca Mezzano, curatrice - cultural manager
Veronica Montanino, artista
Francesco Nucci, Presidente Fondazione Volume
Nunzio, artista
Luigi Ontani, artista
Anna Maria Panzera, storica dell'arte
Luca Maria Patella, artista
Alfredo Pirri, artista
Michelangelo Pistoletto, artista
Julie Polidoro, artista
Piero Pompili, fotografo
Alessandra Populin, regista
Ludovico Pratesi, critico d’arte - curatore
Antonio Presti, Fondazione Fiumara d'Arte
Sara Santarelli, studentessa Accademia Belle Arti
Valeria Sanguini, artista
Fabio Sargentini, Galleria l'Attico
Kasia Smutniak, attrice
Luca Telese, giornalista
Marco Tirelli, artista
Tancredi Fornasetti, artista
Isabella Vitale, curatrice - storica dell'arte
Michele Welke, artista

La mostra prosegue fino a Domenica 24 Settembre 2017

INAUGURAZIONE SABATO 24 GIUGNO 2017 ORE 12.00