Opening Sabato 30 Giugno Ore 12:00

 

GIORGIO ORTONA "f.i.c.o."

A cura di Gianluca Marziani
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Roma. Pigneto. Via Braccio da Montone: davanti a noi un edificio basso, al primo piano ecco lo studio di Giorgio Ortona, immerso in un quartiere che stigmatizza pregi e difetti di una città complessa, favolosa per evidenze ma decadente per attitudine; una metropoli che al Pigneto intreccia edilizia mista e creatività, nodo multietnico e vita notturna, proletariato e terziario tecnologico di nuova generazione. Da qui, tra Casilina e Prenestina, parte uno sguardo d’autore con la filosofia del drone: altezze a campo aperto per una visione concentrica e lenticolare della Roma moderna, palazzinara, commerciale, dissonante, cementizia, popolosa…

Giorgio Ortona dipinge non solo ciò che vede ma ciò che gli occhi odorano, ciò che le orecchie assaggiano, ciò che la bocca ascolta… un’apparente contraddizione dei sensi, specchio veritiero di un pennello che il contrasto semantico lo risolve al suo interno: pittura sporca eppure chirurgica, brulicante ma asciutta, realistica e al contempo mentale. Una pittura di contrasti sanati, dove lo stesso telaio di legno grezzo, pur imitando il pallet da cantiere, si trasforma in un distanziatore dalla perfetta calibratura. Una contraddizione che si risolve anche nei fondali: si intravedono linee, numeri e tacche che palesano la natura architettonica della tavola, come se il fondo fosse la cellulosa su cui l’autore progetta le visioni. Qui esce fuori l’anima d’architetto, il passato universitario e la disposizione mentale; emerge l’angolo di sguardo che certifica un imprinting ma anche il suo cortocircuito per merito di un linguaggio, la pittura, che ridefinisce il sentimento profondo dell’architettare.

La pittura è l’architettura abitabile degli spazi interiori

La Roma di Giorgio Ortona diventa matrice e codice genetico, genoma figurativo che attraversa molteplici luoghi di ambito novecentista. Non pensiate, però, alla solita Capitale da periferia disfatta; qui, al contrario, si raccontano la bella edilizia popolare anni Sessanta, certe facciate umbertine tra Esquilino e Colle Oppio, alcuni capolavori residenziali in Prati e San Giovanni, tanti palazzi monolitici che ben s’inseriscono nel contesto urbano, spesso tra tangenziali a serpente, sopraelevate, raccordi e strisce d’asfalto. Ortona mappa l’urbe capitolina tra tetti e antenne, balconi e verde pubblico, crea geografie di cemento armato, esalta il cantiere con il corredo d’impalcature e gru svettanti… verrebbe da dire: da tempo Roma non era così “romana” in un quadro; viene da aggiungere: una Roma tanto minuziosa da rendersi universale, archetipo di qualsiasi luogo cresciuto per incroci meticci, scambi culturali, energia collettiva, potere politico e investimento economico.

La Roma di Ortona è anche la città dei volti amati, dei corpi affini, degli oggetti sensibili che catturano la sua fiducia emotiva. E’ un mondo di affetti e sensazioni vive, un legame vigile con la prosa del quotidiano: la città al di fuori, le persone e gli oggetti negli appartamenti, sui terrazzi, davanti ad una porta, dentro un negozio, in piedi per strada, dovunque il corpo, un cibo o un oggetto siano integrazioni biologiche della città pulsante. Lo stesso autoritratto, oggi esposto con alcune varianti, coinvolge magliette o giubbotti che l’autore, dileguatosi nel bianco pittorico, indossava al momento della foto, offrendoci così un ritratto per assenze, per evocazioni urbane, per rumori di fondo.

L’immaginario urbano di Ortona nasce dall’alto, attraverso le immagini panoramiche di Google Earth. Da qui la creazione di una griglia pittorica in cui il realismo si affianca alle cancellature di colore, alle assenze evocate, alle dissolvenze improvvise. Scompaiono le zone che non meritavano celebrazione, che stridevano nel contesto, che inquinavano l’occhio architettonico di Ortona. Assenze solo apparenti che si trasformano in fasce di colore, richiamando Nicolas De Staël e Alberto Burri, elettrificando la pittura con volumi astratti, tanto plastici da fondersi con la città reale.

Ad accompagnare i quadri ci sarà Storie di Pittura, un video che racconta l’artista nei suoi spazi di vita e lavoro. Un’appendice che tira le somme narrative di un viaggio unico nella città che non dorme, nei quartieri ad alta temperatura umana, nei mondi privati di un artista che architetta, giorno per giorno, le sue stanze interiori. Il video è stato realizzato da Sintesi Visiva.

Come direbbe qualcuno che passeggia per il Pigneto: “Davvero FICO sto quadro de Ortona…”

F.I.C.O. ovvero, Feticci Individui Case Oggetti

 

ENGLISH

Rome. Pigneto. Via Braccio da Montone: a low building is in front of us, whose first floor is Giorgio Ortona's studio, in a district that stigmatizes the merits and faults of a complex city, fabulous in evidences but decadent in attitude; a metropolis that here at the Pigneto weaves mixed building with creativity, a multi-ethnic knot with a nightlife, proletariat and technological tertiary of the new generation. From here, between Casilina and Prenestina, an author's gaze with a drone’s philosophy scans open-field heights offering a concentric and lenticular vision of a building speculative, commercial, dissonant, populous modern Rome...

Giorgio Ortona paints not only what he sees but what his eyes smell, what his ears taste, what his mouth hears... an apparent contradiction of the senses, a true mirror of a brush that resolves the semantic contrast inside itself: a dirty yet surgical painting, swarming but dry, realistic and mental at the same time. It is a painting of healed contrasts, where the same frame of raw wood, while imitating the building site pallet, is turned into a spacer with perfect calibration. A contradiction that is also resolved in the depths: you can glimpse lines, numbers and notches that reveal the architectural nature of the table, as if the background were the cellulose on which the author designs the visions. Here the soul of an architect comes out, his past at university and his mental disposition; the angle of view that emerges certifies an imprinting but also its short-circuit, thanks to a language, painting, that redefines the deep feeling of architecture.

Painting is the habitable architecture of interior spaces

Giorgio Ortona's Rome becomes a matrix and a genetic code, a figurative genome that crosses multiple places of the 20th century. Don't think, however, of the usual unmade suburban capital; here, on the contrary, the beautiful social housing of the 1960s is told, some Umbertine façades between Esquiline and Colle Oppio, some residential masterpieces in Prati and San Giovanni, many monolithic buildings that fit well into the urban context, often among snake-like bypasses, elevated roads, connections and strips of asphalt. Ortona maps the Capitoline city between roofs and antennas, balconies and public greenery, creates geographies of reinforced concrete, enhances the building site with the equipment of scaffolding and cranes soaring... one could say: for some time Rome was not so "Roman" in a picture; it should be added: a Rome so meticulous as to become universal, archetype of any place grown up for crossbreeds, cultural exchanges, collective energy, political power and economic investment.

Ortona's Rome is also the city of beloved faces, of similar bodies, of sensitive objects that capture his emotional trust. It is a world of living affections and sensations, a watchful bond with the prose of everyday life: the city outside, people and objects in apartments, on terraces, in front of a door, inside a shop, standing on the street, wherever the body, a food or an object are biological integrations of the pulsating city. The self-portrait itself, now exhibited with some variations, involves t-shirts or vests that the author, having died out in the white paint, wore at the time of the photo, thus offering us a portrait by absences, by urban evocations, by background noises.

Ortona’s urban imaginary is born from above, through Google Earth’s panoramic images. Hence the creation of a pictorial grid in which realism joins the erasures of colour, the evoked absences, the sudden fades. Areas that did not deserve a celebration, that clashed in context, that polluted the architectural eye of Ortona, they just disappeared. Merely apparent absences that turn into bands of color, recalling Nicolas De Staël and Alberto Burri, electrifying the painting with abstract volumes, so plastic as to merge with the real city.

The paintings will be accompanied by Storie di Pittura (Stories of Painting), a video that tells the artist’s life and work. An appendix that summarizes the narrative of a unique journey in the city that does not sleep, in the neighborhoods with high human temperatures, in the private worlds of an artist who architect, day by day, his inner rooms. The video was realized by Sintesi Visiva.

A passer-by through the Pigneto would say: “how cool (fico) this picture by Ortona…”

 

*Il catalogo della mostra è disponibile presso il bookshop del museo.

La mostra è realizzata in collaborazione con Galleria M77