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Mostre, installazioni, performance ed eventi collaterali fuori e dentro le mura di Palazzo Collicola Arti Visive. Spoleto come laboratorio urbano in cui distribuire l'energia germinativa del museo, lungo decine di spazi significativi che ampliano la fisionomia della nostra proposta artistica.
OPERA CELIBE #1 | 10 - 30 LUGLIO 2015

"Pneuma - La forma dell'invisibile" è un’installazione multimediale ad opera di Daniele Spanò, realizzata nella stupenda cornice dell’ex Chiesa SS Giovanni e Paolo nel cuore della Spoleto medievale.

Pneuma è un dialogo tra suono e vento dove, senza soluzione di continuità, l’una genera l’altro e viceversa. In greco antico Pneuma voleva dire anima, principio originario vitale, impalpabile e invisibile, dunque immateriale ma anche materiale, come dimostra il gonfiarsi di una tenda al soffio del vento.

È il respiro del luogo e della storia che in esso scorre; è il sacro che prende forma plastica sotto le pieghe voluttuose dei tendaggi; il confronto tra l’incertezza e l’imprevedibilità, con il bisogno, tutto umano, del controllo e della prevedibilità.
Qui nell’ex chiesa SS Giovanni e Paolo, che custodisce importanti affreschi dal XII al XVI secolo, l’intervento artistico contemporaneo attiva nuove visioni e genera un’opera che conserva uno spirito antico, che deborda, come tanta pittura, oltre la cornice e lo spazio fisico (Silvia Marsano), fino a diventare scultura viva.

Strumenti a fiato e drappi danno corpo all’invisibile; l’attenta calibrazione tra l’onda sonora e il soffio del vento - messa in atto grazie a un programma multimediale appositamente sviluppato - permette l’orchestrazione delle musiche originali di Pino Pecorelli.

Pneuma è lo sviluppo di un percorso progettuale che inizia con Atto primo nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo a Roma, dove suono e movimento erano accompagnate dalla dimensione del video. A Spoleto, un ulteriore processo di sintesi per andare oltre la fisicità dell’immagine e creare non tanto un oggetto, quanto un ambiente, così vicino a quello naturale, da catapultarci nella ex chiesa come in una barca pronta a partire.

Daniele Spanò (Roma 1979) dopo una formazione da scenografo, inizia il lavoro di regista e artista visivo. Le sue video-installazioni, commissionate da Istituzioni e privati, lo portano nelle più belle piazze d’Italia.
Tra gli interventi più importanti, nel 2013 “Atto Primo” a Piazza del Popolo a Roma, “Forgetful” nel 2010 in Piazza Bartolomeo Romano, e “Rifrazioni permanenti” del 2011 in Piazza Colonna, sempre a Roma, promosso dalla Presidenza del Consiglio, Ministero del Turismo e MiBAC. Nel febbraio 2011 viene selezionata dal celebre regista e artista Takeshi Kitano, per rappresentare il fermento artistico della città di Roma.

Dal 2009 collabora come scenografo con l’Orchestra di Piazza Vittorio, e nel 2014 è assistente alla regia per “Carmen” per l’apertura della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma”. Sempre nel 2014 con Luca Brinchi e Roberta Zanardo firma i video per le scene di “Hamlet” di Andrea Baracco e la scenografia per “Ritratto di una capitale” per la regia di Fabrizio Arcuri.

Come artista visivo espone in musei come La galleria nazionale dell’Umbria, la Centrale Montemartini di Roma, o il MAP di Pontinia, oltre che per privati ed associazioni no profit. Dal 2012 è consulente artistico per la Fondazione Romaeuropa. Tra le ultime collaborazioni, Socìetas Ra aello Sanzio, Andrea Baracco, Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre), Veronica Cruciani, La casa d’argilla.

Si ringraziano: Gianluca Marziani, Fondazione Romaeuropa, Seminaria Sogninterra.

 

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Nel sacrale silenzio di un’antica chiesa medievale, si amplifica il suono impercettibile e si misura la profondità dello spazio e del tempo.
Il terzo appuntamento di Opera Celibe, il ciclo di installazioni di arte digitale che dal 2015 anima l’ex chiesa SS Giovanni e Paolo di Spoleto in una ricerca sul suono e sulla memoria, presenta Butterfly Effect di Donato Piccolo, in collaborazione con la galleria Bibo’s Place di Todi e il contributo della Scuola Umbra Counseling Filosofico e dell’Associazione Zafferano del Ducato.

Partendo dal battito d’ali di una farfalla su un tamburo, prende forma una scultura modulare, una specie di enorme alambicco, che penetra lo spazio della chiesa nella sua interezza, trasportando il suono fino all’abside, per sposarsi finalmente con il luogo.
Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. In questa metafora è racchiuso uno dei postulati della teoria del caos, che spiega come la più piccola variazione in un sistema è capace di causare una catena di eventi generando un effetto fisico ed emotivo di portata fortemente maggiore. In questa scultura di Donato Piccolo il movimento di una farfalla con le ali tassidermizzate, rivitalizzata artificialmente grazie ad impulsi elettronici, produce un rumore che viaggia lungo tutta la struttura tubolare, finchè non raggiunge l’estremità opposta dove un cono altoparlante lo amplifica e lo diffonde nello spazio.
Qui il suono, che nella ricerca dell’artista ha il ruolo fondamentale di attivazione dello stato percettivo, “non ha una finalità estetica, ma è un impulso mentale, come una scintilla che cerca di generare uno scoppio”; ecco che nell’alchimia degli elementi, si fa strada una visione olistica dell’arte la cui funzione essenziale è esplorare i processi fisici e trasmutarli in stati mentali. Le scintille che danno vita alle opere di Donato Piccolo, azionano i meccanismi che le fanno muovere e respirare, come se fossero vive e avessero una propria anima e volontà, all’inseguimento di leggi probabilistiche che riportano il caos alle sue origini: dentro di noi.
Così, quelle macchine che da Duchamp in poi sono diventate celibi per la loro incapacità di sposare l’ordine funzionale imposto alle cose, ora rispondono solo all’impulso creativo dell’artista, ponendosi sul confine immaginario tra arte e scienza, scultura e macchina, forma e processo.

Opera Celibe è un progetto Satellite di Palazzo Collicola Arti Visive, realizzato con il patrocinio del Comune di Spoleto e il supporto tecnico di Sistema Museo.

Donato Piccolo (Roma, 1976)
La sua arte indaga vari fenomeni naturali ed emozionali, spesso attraverso strumenti tecnologici e meccanici. Attraverso un profondo studio delle facoltà cognitive, l’arte di Donato Piccolo analizza gli aspetti percettivi del mondo naturale. Le sue opere approfondiscono fenomeni naturali, fisici, biologici e scientifici che sono alla base della vita, utilizzando l’aspetto emotivo come strumento.
Ha partecipato alla 52 e 54 Biennale di Venezia ed esposto in importanti Musei in Italia, Europa e Stati Uniti, tra i quali: MACRO, Roma / Cini Foundation, Venezia / Fondation Francès, Senlis, France / Galleria Civica, Modena / Boghossian Foundation, Brussels / Beyond Museum, Seoul / George Kolbe Museum, Berlin / StadtGalerie Museum, Kiel, Germania / Musma Museum di Matera, Italia / MACUF Museum di Coruña, Spagna / Centre Saint Benin, Aosta / Wood Street Gallery, Pittsburgh (USA). Nel 2009 il Festival dei due Mondi di Spoleto gli ha dedicato una mostra personale alla Casa Romana dal titolo Meccanismi d’Instabilità, curata da Anne-Marie Sauzeau Boetti and Laura Cherubini. Nel 2001 partecipa alla prestigiose residenza d’artista ISCP a New York. Molte sue opere sono già presenti in importanti collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’estero.

 

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OPERA CELIBE #3 | 25 GIUGNO - 30 LUGLIO 2016

A cura di Isabella Indolfi

Nel sacrale silenzio di un’antica chiesa ricoperta di affreschi medievali, tracce della memoria storica della città di Spoleto, si amplifica il suono impercettibile e si misura la profondità dello spazio e del tempo.
Installazioni multimediali ricreano ambienti immersivi che richiedono la partecipazione del visitatore, avvolto dalla magia del luogo e dall’alchimia degli elementi artistici.

Opera Celibe è un ciclo di installazioni di arte sonora digitale che sviluppa una ricerca sul suono e sulla memoria, con l’obiettivo di accendere i riflettori sull’ex chiesa SS Giovanni e Paolo, renderla viva e farla dialogare con la contemporaneità.

Il titolo “Opera Celibe” è liberamente tratto dal concetto duchampiano di “macchina celibe”, che fu applicato al Grande Vetro, una delle opere più importanti della storia dell’arte moderna, che ha dato vita a diverse interpretazioni.

Nell’epoca digitale, la Macchina Celibe può essere pensata come un insieme di meccanismi, fili elettrici, sensori, amplificatori e schede madri, che lavorano simultaneamente allo scopo dell’artista; un insieme incomprensibile di elementi, che segue le regole dell’immaginazione ed è fine a sè stesso; una macchina che produce senso e lo disperde, facendo i conti con l’aleatorietà contemporanea.

Come macchine celibi, le installazioni digitali pensate per l’ex chiesa SS Giovanni e Paolo a Spoleto, sono come opere autonome che respirano da sole, come organismi a sè stanti nello spazio che le ospita.
Tutte le opere del ciclo, infatti, partono dallo studio del luogo e si innestano in esso nel totale rispetto, ma attivano poi un paradosso irrisolvibile.
Come nel Grande Vetro di Duchamp, lo spazio che si genera nell’ex chiesa tramite la convivenza di passato e presente, sembra diviso in due parti: la parte alta, che si sviluppa in verticale sulle pareti ricoperte di affreschi su cui scorre la Storia; e la parte bassa, dove si inserisce l’opera contemporanea.
È quella che Lyotard in “Les Transformateurs Duchamp” definisce come l’opposizione tra arte classica e arte moderna. La prima, indispensabile alla “funzione religiosa”, aveva un sistema di rappresentazione imbrigliato negli schemi classici; la seconda, l’arte moderna, inaugurata da Duchamp, rompe i codici antichi e diviene occasione di critica della società, con carattere altamente sperimentale.
Questo “duplice discorso” (dai dissoi logoi dell’arte sofistica a cui Lyotard si rifà), che difficilmente arriverà ad una conclusione conciliante, è messo in scena nell’ex chiesa SS Giovanni a Paolo, dove gli affreschi medievali dialogano con l’ultima generazione dell’arte contemporanea.
Il dialogo di forza e tensione che si genera tra il luogo e l’opera aspira ad un’unione impossibile, che si risolve in un matrimonio d’atmosfera non consumato, una polifonia in cui passato e presente confluiscono senza mai toccarsi.

“Celibe” perchè l’unione e la totalità del luogo con l’opera non si compiono.
Il luogo, infatti, ovvero l’ex chiesa, non si presta alla compenetrazione con altri elementi estranei alla sua storia, anzi, rimane intatto nei secoli e conserva la propria aura, limitandosi ad accogliere la contemporaneità nel suo grembo. E, nemmeno volendo, questo luogo potrebbe celebrare un’unione sacra di alcun tipo, perchè la chiesa fu sconsacrata anni addietro; si conserva così lo spirito laico della storia passata e presente.
L’opera celibe si ribella contro l’idea della società che vede tutto finalizzato alla procreazione, alla produzione di qualcosa di nuovo, vendibile e mercificabile. Il celibato diventa, quindi, la rivendicazione dell’autonomia dell’arte, la riscoperta dell’attività creativa quale fonte di piacere fine a sè stesso e una risposta estetica, ludica e, se vogliamo, anche politica, ai nostri tempi.

PROGETTO "OPERA CELIBE"

Un tappeto, che per definizione è bidimensionale, diventa profondo quanto la consapevolezza di se stessi al mondo; quanto la capacità di interagire e addentrarsi nell’opera, mettendo in gioco se stessi e il concetto che abbiamo di Arte. Un tappeto profondo quanto la memoria del carbone, fatta di attimi bruciati, vissuti, di cui rimane solo un fragile profilo nero.

“Deep Carpet” è un punto di arrivo e di raccoglimento mistico e sensoriale, dove l’animo si innalza sulle note eteree di Ildegarda di Bingen, una delle figure femminili più interessanti del XI secolo (lo stesso secolo di cui l’ex chiesa SS Giovanni e Paolo è testimonianza); monaca anticonformista, rivoluzionaria, scrittrice, poetessa e musicista, Ildegarda di Bingen ha composto sinfonie che hanno viaggiato nel tempo e sono arrivate fino ad oggi, come perle carbonizzate. Saranno i nostri passi, registrati e diffusi, travisati e traditi come echi di una presenza, a modificare in tempo reale la musica, provocando distorsioni nell’atmosfera.
Il pubblico, infatti, è invitato a calpestare il tappeto di carbone per ascoltare l’impronta sonora del proprio corpo e prendere consapevolezza della propria responsabilità nei confronti dell’Arte e della Storia.

La ricerca espressiva di Vincenzo Core si concentra sulle relazioni tra molteplici materiali sonori per tracciare percorsi di senso; il processo artistico che lo porta a dare corpo alle sue composizioni, parte dagli studi in musica elettronica, passa per tante collaborazioni con artisti visivi, che lo portano lontano con numerosi riconoscimenti tra cui l'International Computer Music Association European Award (2012), e arriva nel 2014 al festival di arte ambientale Seminaria Sogninterra a Maranola, dove Vincenzo Core, da solista, viene invitato alla realizzazione di un’installazione sonora site specific. Così nasce “Impronte sul sentiero della memoria”, il prologo di “Deep Carpet”, un attraversamento sonoro che traduceva in musica la vibrazione collettiva dei corpi in transito. A Spoleto, l’installazione di Maranola cambia luogo e sentimento, non è più un sentiero onirico indefinito, ma un punto di arrivo in cui soffermarsi ed ascoltare.

Vincenzo Core è nato a Giulianova nel 1982, vive e lavora a Roma. Compositore. Ha studiato musica elettronica con Alessandro Cipriani al “Conservatorio di Musica L. Refice” di Frosinone. Dal 2008 compone per video, balletti, installazioni e performance. Le sue opere audiovisive, realizzate con il video-maker Fabio Scacchioli, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui l'International Computer Music Association European Award 2012, “Premio Speciale della Giuria Italiana corti” al 31esimo Torino Film Festival, (2013); “Miglior Opera Audiovisiva” nel Premio Nazionale Delle Arti 2013; “Miglior Cortometraggio” al Lausanne Underground Film Festival, (2011).Inoltre, alcuni suoi lavori sono stati selezionati in numerosi festival internazionali, tra cui la 68ma Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia, (2011); l'International Computer Music Conference di Curtas, 2014, (Vila Do Conde, Portogallo), Romaeuropa Festival, Roma (2014).

 

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OPERA CELIBE #2 | 7 - 22 NOVEMBRE 2015
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