16 MARZO / 26 MAGGIO 2013

A cura di Gianluca Marziani
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Palazzo Collicola Arti Visive prosegue la sua indagine nella Fotografia Contemporanea, indagando i nuovi margini di ricerca, le aperture di senso, i contenuti tecnologici e le recenti attitudini di un linguaggio sempre più complesso e stimolante.
Carlo D’Orta è un “biologo” del paesaggio contemporaneo, un ricercatore sottocutaneo che scava sotto il primo strato dell’apparenza urbana, dove le strutture diventano sinapsi architettoniche, dove i macroelementi richiamano il micromondo cellulare. Il suo occhio ragiona con un principio scientifico e un’attitudine pittorica, secondo equilibri complessi mai automatici, sul filo di una razionalità che interpreta i codici del reale, scovando l’ambiguità praticabile tra figurazione e astrattismi.
Biocities ruota attorno agli aspetti odierni della vita architettonica, nel ciclo produttivo della città funzionale, sulla pelle dei nuovi materiali e dei volumi a basso impatto inquinante. Berlino, Londra, Milano, Roma... le immagini ampliano la natura del dettaglio, infondendo autonomia ai particolari che D’Orta racconta. Il rigore complessivo fa giustamente pensare a un’attitudine scientifica, ogni foto ragiona per entropia ed equilibrio ingegneristico. In parallelo, quel rigore infonde sensazioni calde, dando un respiro sotto il vetro, il cemento e l’acciaio. L’occhio pensa per modulazioni che sono tipiche di una certa pittura, fatta di asciuttezza del tratto, sintesi geometrica, vibrazioni del colore.
Se con “Biocities” era la natura architettonica a definire lo spettro pittorico, Re(Fineart) modifica la realtà industriale con un’interpretazione dal cuore pittorico, cambiando minimi dettagli, contrastando con liturgia poetica, riperimetrando singoli frangenti. Lo spunto sono i luoghi dell’industria pesante (petrolio, chimica, acciaio), plasmati da una funzionalità estetica che ha agito sul nostro immaginario e sulla vita del terziario postindustriale. D’Orta è partito da qui e ha scelto una raffineria petrolifera in Austria, diventandone interprete visivo senza moralismi, senza piglio da reporter ma con approccio “impressionista”, così da reinventare il realismo, ridefinendolo, appunto, con spostamenti minimi ma indicativi.
Nelle (S)Composizioni l’artista ha agito sulla natura primaria della foto, creando un doppio scultoreo che scompone e ricompone la stampa. La sua idea è una perfetta equazione: i volumi netti si frammentano per sdoppiamento tramite lastre sagomate, così da smontare la foto in un processo installativo dalle molteplici soluzioni. Una sorta di chiusura del cerchio teorico davanti al cortocircuito del reale, un passaggio che apre verso margini ambiziosi e ricchi di sorprese.
Dice l’artista: “Attraverso questa serie di immagini cerco di cogliere l’essenza più pura di alcuni soggetti architettonici, guidando l’attenzione sui rapporti bidimensionali tra le linee, depurati dal rumore del contesto e della profondità. Con il ciclo delle “(S)Composizioni” recupero la tridimensionalità dei luoghi fotografati, ma reinterpretandola. Gli artisti cubisti identificavano l’essenza delle forme, la esaltavano e infine riassemblavano il tutto sulla tela, raccontandoci il soggetto in modo nuovo, indagatore, sorprendente. In qualche modo io cerco di fare lo stesso attraverso la fotografia...”
Scrive in catalogo Valerio Dehò: “...Il percorso di D’Orta parte sempre dalla ricerca di un realismo astratto e arriva a questo nuovo paradigma che è l’assoluto visivo. Mentre in precedenza si rimaneva nel solco della tradizione, a metà tra arte e fotografia, oggi l’artista cerca una strada molto personale. Le “Biocities” sono l’embrione di questo lavoro progressivo di spoliazione delle immagini e nello stesso tempo di loro rafforzamento...”

 

www.carlodortaarte.it