23 GIUGNO / 28 OTTOBRE 2012

A cura di Gianluca Marziani
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Il progetto di Antonello & Montesi (Philippe Antonello e Stefano Montesi), utilizzando la qualità performante della tecnologia, elabora un approccio iconografico che materializza un delineato momento teorico. Da tempo ci si interroga sul “dove” andrà la fotografia dopo la recente diffusione “personal” della cultura elettronica. Di fatto non sappiamo se la stereoscopia sarà una strada praticabile in maniera sistematica; sicuramente un approccio del genere, attualizzando gli antichi marchingegni, presenta alcune indicazioni di percorso linguistico.

La stereoscopia è una tecnica con cui si realizzano immagini, disegni, fotografie e filmati, finalizzata a trasmettere un’illusione di tridimensionalità, analoga a quella generata dalla visione binoculare del sistema visivo umano. Inventata nel 1832 da sir Charles Wheatstone, utilizzando prima coppie di disegni similari e successivamente la nascente fotografia, la stereoscopia ha trovato applicazione anche nel cinema e – con tecniche diverse dallo stereoscopio ottocentesco – anche in altri campi, tra cui la fotogrammetria, la televisione e l'informatica. Più recentemente sono state sviluppate sofisticate tecniche digitali per la visione di immagini tridimensionali.

Come suggerisce il suo nome, la fotografia stereoscopica è un tipo di tecnica fotografica che si basa sulla ripresa contemporanea di uno stesso soggetto da due punti di vista diversi, posizionati su un’ideale linea di ripresa. Questa distanza è denominata interasse e le sue variazioni permettono di fotografare soggetti più o meno distanti e di influire sulla tridimensionalità finale della fotografia. La sovrimpressione delle due immagini (opportunamente trattate) crea la tridimensionalità dell'opera finale. La necessità di realizzare le due immagini in contemporanea rende imprenscindibile l'uso di due macchine fotografiche sincronizzate, sia per quanto riguarda lo scatto che per quanto riguarda le lenti e l'utilizzo di flash (da studio o da esterni). Questa sincronizzazione è la parte più complicata della ripresa stereoscopica ed è ciò che Antonello & Montesi hanno sperimentato negli ultimi dodici mesi: metodologie di lavoro diverse sono state esaminate con cura, così come flash e corpi macchina, alla ricerca del migliore workflow che ha reso fattibile la realizzazione delle foto di questa mostra. La caparbietà dei due fotografi, unita al repertorio di conoscenze tecniche messe a loro disposizione da Canon, DBW Communication e Panalight, ha permesso ad un esperimento di diventare una realtà espressiva efficace, tale da rendere il 3D sulla carta stampata non più mera rielaborazione post-produttiva ma risultato di una precisa concezione ottica, non meno sofisticata di quella che solo oggi possiamo ammirare al cinema.

La mostra affronta il tema del ritratto con un ciclo di opere dalla natura “classica”. Non a caso, dietro la qualità tecnologica della loro architettura, le immagini indagano i contenuti emotivi e psicologici dei soggetti prescelti, scovando implicazioni teoriche che superano il perimetro formale del progetto. Si cerca l’osmosi tra “immagine” e “corpo” in termini di trasformazione: così da capire come un’estetica tridimensionale incarni la muta antropologica dell’identità contemporanea, sfruttando il potenziale tecnico in un intrico di metamorfosi, sociali e culturali, attorno ai gender. Gli stessi soggetti, tutti anonimi per scelta autoriale, incarnano varie tipologie di corpi in trasformazione. L’umanità diventa una geografia instabile dalle molteplici nature, sorta di piattaforma dinamica che apre la visione dentro il rispecchiamento del “doppio digitale”.

 

www.antonello-montesi.com