14 DICEMBRE 2012 - 16 MARZO 2013

A cura di Gianluca Marziani
.

Continua il processo elaborativo dell’artista negli ambienti di Palazzo Collicola. Da tre anni, in una limonaia ottocentesca che abbiamo chiamato Oasi Collicola, Pennacchi sta ragionando sull’archetipo della Domus, declinato nel tempo per sottrazioni, aggiunte e modifiche, secondo un progress mai definitivo che sta amplificando la biologia molecolare dell’opera.

La Domus rappresenta un intervento “sartoriale” dentro le dimensioni da hortus conclusus del luogo. Non è la prima domus abitabile dell’artista ma sicuramente la più matura per sinestesia e armonia. Un oggetto prismatico e polimorfo, tra la pittura dinamica e la scultura installativa, funzionale e al contempo metafisico, asciutto nel suo disporsi tra strati di memorie e azioni.

La mostra odierna si divide in tre distinti progetti che convivono come parti di un’orchestrazione omogenea, rafforzando quel tema sinestetico in cui la pittura si estende sugli spazi abitabili, la scultura ingloba gli altri linguaggi, le materie vive si amalgamano al colore e viceversa.

PRESENZE è un’installazione popolata da figure cui manca idealmente la parola. Corpi che calamitano il movimento dello spettatore dentro le trame polimorfe delle opere, dando alla figura un’intensità plastica che alza il volume emotivo e partecipativo.

INSIDE ME è un’installazione di elementi pittorici, usati dall’artista in maniera bifacciale, così da richiamare l’uso delle pareti specchianti che già decostruiscono la domus nel cortile del museo e che ritroviamo, secondo soluzioni ad hoc, nella planimetria dell’igloo. Il visitatore potrà entrare fisicamente nell’opera, diventando un raccordo concreto tra i progetti esposti.

IGLOO riparte da Mario Merz per dare alla citazione il carattere di un codice evolutivo, nello stesso modo in cui materiali e forme evolvono l’opera di Pennacchi verso un suo meta-spaziotempo. La domus cresce tramite fogli di carta da pacchi e si contamina con le tele di grandi dimensioni, generando circuiti virtuosi, nuovi processi architettonici, nuovi timbri sensoriali.

Pennacchi costruisce elementi nello spazio per creare un circuito di opere dialoganti. Al contempo, chiede allo spazio di intraprendere una relazione intima con l’opera stessa, di partecipare alla relazione tra vuoti e pieni, ribaltando ogni certezza nel suo contrario, risolvendo i vuoti con la partecipazione e i pieni con la loro continua germinazione. Un circuito olistico in cui non esiste differenza tra il totale e i frammenti che lo compongono. Un ciclo biologico della creazione in cui l’opera metabolizza l’esterno per disegnare la sintesi della complessità.

 

www.vincenzopennacchi.it