26 GIUGNO / 30 OTTOBRE 2011

A cura di Gianluca Marziani
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Veronica Montanino integra le urgenze femminili in una trama multilinguistica dalle ricche conseguenze ottiche. I suoi progetti viaggiano su poli opposti, dai pezzi in bianconero a quelli dove il colore esplode in un cinetismo siliconico. Anni Settanta come radice riflessiva, teatralismo e narrazione sono le principali direttrici stilistiche. Femminilità, energia sentimentale, aspetti psicanalitici, ironia del gioco e feticismo oggettuale sono, invece, le principali direttrici concettuali.La Montanino parte da sagome d’ombra in total black, stilizzate in dichiarata sintonia con l’arte di Kara Walker. Da quel punto, però, muove le storie dentro radici europee che integrano lo spirito pop al marchingegno psichico alla Yayoi Kusama, accumulando elementi in maniera giocosa ma densa. Si relazionano oggetti affettivi, particolari del gioco infantile, spunti onirici, citazioni mai didascaliche e la passione per la sensualità tattile dei materiali. Le sculture
occupano gli spazi con sobrietà invasiva, così come le installazioni si trasformano in edera lisergica che riveste epidermicamente gli ambienti. Lo stesso quadro diventa il dettaglio di una totalità visionaria, come fosse un capitolo narrativo di storie dal respiro ampio.

www.veronicamontanino.com