30 APRILE / 5 GIUGNO 2011

A cura di Gianluca Marziani
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Fabrizio Carotti presenta una selezione di opere fotografiche in cui la tecnica digitale si fonde coi principi iconografici della grande pittura italiana, in particolare con Caravaggio, il Barocco ma anche con Bill Viola e Gary Hill, lungo citazioni e richiami che tagliano trasversalmente la storia del corpo nelle arti visive.

Al centro torna l’essere umano che dichiara l’impatto della carne, del movimento istintuale, dei muscoli vivi, delle espressioni emotivamente accese. Un corpo che esprime la potenza della fisicità mentre ridesta i sensi, aumentando le percezioni attraverso la limpidezza delle reazioni sul viso, sulle braccia, sul torso, sulle gambe… Il corpo si trasforma in una macchina muscolare ed espressiva, pura vibrazione emotiva che arriva da zone ataviche, geografie ancestrali, mondi psicanalitici ed esperienze radicali.

Carotti costruisce un mondo parallelo che sfrutta la tecnologia digitale in maniera asciutta e pittorica. Ha capito il senso del limite davanti al potenziale tecnologico, ribadendo una condizione diffusa tra gli artisti che rendono l’elettronica uno strumento ormai maturo, minimale nel suo intervenire dove la necessità linguistica diventa azione grammaticale. L’intervento agisce per sottrazioni e allineamenti, senza caricare o ribadire attraverso alcuna accentuazione. Si elabora l’immagine per variazioni tonali e assenze, lungo scie luministiche che trafiggono la luce solida del nero. Ogni postura assume così un valore impressivo e concettuale, dichiarando la reazione ma anche il pensiero che anima il singolo protagonista. E’ l’arte che torna a parlare di potenza e non più di potere.

Per Carotti ogni ciclo nasce da uno stimolo di alta estrazione umanistica, basti pensare alle opere ispirate da Dostoevskij o al filo rosso con certi quadri del Seicento, Caravaggio in testa ma non solo lui. Ogni lavoro vive la personale ambizione dell’icona che supera il confine dello spazio e la fortezza del tempo: perché l’opera del nostro marchigiano segue la strada dei classici, insinuandosi tra le pieghe iconografiche dell’alta tradizione pittorica, quella che ha segnato il cammino figurativo da Giotto a De Dominicis.

 

www.fabriziocarotti.it