22 APRILE / 3 GIUGNO 2012

A cura di Gianluca Marziani
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L’arte come diario femminile che pesca nelle memorie ludiche
Giochi, luci e colori per un viaggio immersivo nell’opera sensoriale
Un caleidoscopio di linguaggi tra le molteplici facce del gioco

Le molteplici facce del gioco… senza la paura del dialogo aperto tra l’ambito ludico e le grammatiche d’arte. Da sempre EPVS ripensa gli stereotipi del gioco come atto consapevole, scegliendo forme e meccanismi di facile ricezione, così da sviluppare nuove matrici creative su cose che tutti abbiamo vissuto o quantomeno conosciuto. Che si tratti della Barbie o delle biglie da sabbia, dei personaggi manga o degli animaloidi mutanti, dei palloncini gonfiabili o dei travestimenti in parrucca, ogni volta l’occhio di EPVS si posa su fenomeni transgenerazionali, immediati da cogliere, universali per natura. Sono giochi tradizionali che creano interazione fisica, fatti di tangibilità e uso tattile, semplici ed economici, oggetti che appartengono ai ritmi biologici del tempo liberato, frammenti di una visione collettiva in cui ritroviamo memorie, legami umani, brandelli d’infanzia e adolescenza. Quei giochi vengono plasmati da EPVS in un feticcio adulto che mantiene lo spirito originario e inventa una dimensione ulteriore, quasi sempre esasperando la chiave ludica con ingrandimenti (biglie), moltiplicazioni (palloncini), trasformazioni (animaloidi), deformazioni (lenticolari)… varie soluzioni ma il senso non cambia: si tratta di campi energetici ad alto volume figurativo, spostati rispetto all’origine affinché la loro forma si espanda oltre l’archetipo e diventi un ulteriore archetipo dentro quel “gioco” adulto chiamato arte visiva.

L’intero percorso ruota attorno alla natura artificiale. C’è un ricorrere coerente di elementi plastici e gommosi, un filo rosso che indaga gli universi ludici e si espande alle luci notturne che sembrano filamenti cosmici, ai fiori che esasperano le cromie e diventano surreali, alle scritte urbane che pulsano come corpi vivi. EPVS crea un mondo a propria immagine e somiglianza, plasma la normalità del reale con spostamenti vibrati ed elettrificati. Fa scorrere un sangue di natura pop dentro le sue forme elettive, arrivando sempre sul limite esasperato, dove l’esplosione o l’implosione sono il passaggio evitato ma successivo. La sua attitudine pop gioca su esagerazioni sotto controllo, sul forzare il codice naturale per alimentare la natura artificiale fino al punto di massima calibratura. L’eccesso sotto controllo, potremmo dire. Il controllo delle nature eccessive, potremmo aggiungere davanti al lungo percorso dell’artista.

Il percorso di Epvs somiglia al viaggio del corpo femminile dalla pubertà alla vita materna: palloncini gonfi che volano dentro spazi chiusi (come il feto che cresce dentro un ambiente vincolato), cuscini semitrasparenti su cui camminare o sdraiarsi (come la Donna che accoglie e rinnova il movimento della Natura), pigmenti colorati (come le terre per truccarsi). Gli stessi quadri confermano la natura dinamica delle sculture: ecco il ritrattismo modificare l’apparenza dei soggetti coinvolti, giocare con le nature ambigue di ognuno, mascherare per smascherare i codici di gender sociale e culturale. Anche i quadri in apparenza astratti sono, in realtà, una sorta di endoscopia delle epidermidi attorno a noi, un avvicinamento che ingrandisce le molteplici nature della vita.