27 GIUGNO / 27 SETTEMBRE 2015

A cura di Gianluca Marziani e Anna Lo Presti
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Torna la scultura italiana nelle sale del Piano Nobile. Emanuele Giannelli, unendo tecniche consolidate coi materiali leggeri del presente, ricrea anatomie umane tra scienze biologiche, letteratura fantasy e critica sociale. Un cortocircuito kubrickiano di forte impatto scenografico, immaginifico e spiazzante, plasmato sulla misura narrativa del luogo.

E’ la seconda volta che uno scultore figurativo entra nel Piano Nobile di Palazzo Collicola Arti Visive. Accadde nel 2012 con Michelangelo Galliani, quando le sue sculture di marmo, accompagnate da alcuni progetti in cera, si disposero tra sale settecentesche, galleria e salone d’onore.

Fu un inserimento senza azzardi ma con alcuni rischi, legati a un cortocircuito mimetico tra l’impianto in apparenza classico dell’autore e lo scarto contemporaneo dell’interpretazione autografa. Oggi tocca a Emanuele Giannelli: anche lui interessato ai temi anatomici, anche lui di scuola “classica” nell’apparato posturale, anche lui dentro il cortocircuito semantico del materiale (resina in particolare), anche lui nei piani narranti di un contenuto innovativo. Due scultori, due visioni autonome ma complementari, due ingressi “surreali” nell’appartamento visionario del museo spoletino. Alla luce dei risultati, sembra che la scultura abbia vinto sul rischio, ribadendo il valore virtuoso di un dialogo “sciamanico” tra memoria e presente.

Ieri la stazza imponente del marmo di Galliani, oggi la solida leggerezza di Giannelli. Il Piano Nobile aderisce alle opere come un set teatrale in cui il corpo/opera connette filamenti invisibili e produce energie interpretative. Per Giannelli, considerando la natura ibrida dei lavori, si tratta di un contesto ancor più filmico, sorta di catarsi detonante che ci svelerà l’appartamento come non lo avevamo “immaginato” finora. Una lezione iconografica che richiama la camera bianca di “2001: Odissea nello spazio” o le invenzioni di Leos Carax in “Holy Motors”, verso un mood figurativo che accosta due livelli temporali sul piano architettonico, così da completare la scultura con il linguaggio mobile dell’installazione. Entrare nelle sale del Piano Nobile aggiunge contenuti e conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la scultura figurativa esige connessioni dialettiche con uno spazio di completamento. Signore e signori, a voi gli esiti di una passeggiata irradiante tra i corpi “letterari” di Giannelli…

Giannelli vive da lungo tempo in Versilia, benché la sua Roma rimanga una costante interiore, un luogo lasciato ma mai abbandonato. Tra pinete marittime e montagne apuane è cresciuto il regno artigianale della grande scultura: ed è qui che il nostro artista sperimenta materiali e tecniche con indomita curiosità e sapienza manuale. I dati lo confermano, sta tornando interesse sui temi della scultura anatomica, forse il linguaggio destinato alla maggior crescita nei prossimi vent’anni. Giannelli persegue l’anatomia mutante dai tempi dell’Accademia, incosciente ma anche libero rispetto agli andamenti linguistici internazionali. Lui persegue un’ossessione, come accade quando un artista dimostra veggenza e gestione del talento. Va avanti per cicli che, volta per volta, aggiungono un tassello al suo codice ipergenetico della scultura. Affronta il mondo attraverso la duttile elasticità del corpo umano, attraverso il gesto semantico, attraverso dilatazioni e compressioni muscolari. Plasma archetipi che mescolano citazioni e somiglianze, atmosfere filmiche e pressione letteraria.

Possibile e plausibile avvolgono i cicli esposti a Palazzo Collicola Arti Visive: una visione a ritroso che parte dai lavori del 2015 e vola indietro ai pezzi babelici, inserendo opere a elevata drammaturgia, ora singole ora moltiplicate per gruppi scultorei… un lungo racconto sui destini segnati ma anche immaginati dell’umanità silente, diviso per fermate emozionanti e sensoriali, con le stanze che diventano quinte di un teatro vivente e stranamente immobile, bloccato nell’istante in cui Giannelli ha stoppato il suo sguardo, cogliendo l’attimo ideale, il momento d’equilibrio raggiunto.

To Lie or Not To Lie mescola la frase shakespeariana con il titolo di una famosa serie, “Lie to me”, dove il protagonista risolve indagini criminali attraverso l’analisi mimica del volto e dei gesti corporali. Anche qui è il viso che prende il centro della scena: ci osserva e scruta, guarda da varie parti, capta i nostri spostamenti. La partita si gioca su mimiche al centimetro e posture non casuali: quei volti siamo noi con le nostre parziali certezze, i nostri dubbi morali, le nostre forze relative. Eccoci, utenti narranti nel boato della caduta, tra positivo e negativo, nel luogo mentale in cui i corpi di Giannelli attraversano la fisiognomica e la prossemica, diventando più veri del vero e più falsi del falso. Così deve accadere quando a guardarci non è un altro umano (troppo mobile per certificare la certezza) ma un corpo scultoreo (unica ombra solida che ci completa nella sua immobile fissità): vero e falso scelgono il parossismo, il fuorimisura che alza i piedi dal suolo e fa viaggiare lo sguardo, su altitudini in cui verità e bugia sono specchi della complessità risolta.

Gianluca Marziani: “Il nostro artista concepisce la scultura come una mappa multiforme del corpo umano. Le sue indagini plastiche ampliano la coscienza etica sull’umanità in movimento biologico. Sono visioni che toccano la mutazione genetica, gli studi sul Genoma, la moltiplicazione identitaria, le clonazioni, la chirurgia plastica… stadi riflessivi sul presente che non cadono nel modello didascalico ma che, al contrario, richiedono deduzione interpretativa.”

Anna Lo Presti: “Assolutamente conoscitore del corpo umano, non ne fa un lavoro simbolico, non lo usa come oggetto ma come una traccia nel tempo presente.”

Luca Beatrice: “…Primo strumento d’indagine il corpo, primo vettore di una logica di ribellione dal sistema: portarne su di se i segni (dal tatuaggio al rave, dallo stato di allucinazione allo scontro di piazza) significa sottrarre il soggetto-oggetto al possibile meccanismo di mercato. Il corpo è fluido e schizza via, si espande e si contrae senza mai fermarsi…”

www.emanuelegiannelli.it