17 GIUGNO / 24 SETTEMBRE 2017

A cura di Gianluca Marziani, in collaborazione con Romberg Arte Contemporanea
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MUSEO DI STORIA INNATURALE
Il Museo di Storia Innaturale nasce da un progetto basato sull’impianto illuministico della catalogazione e della registrazione scientifica, in un insieme di concetti che hanno generato la stesura della prima e più famosa enciclopedia del mondo. Concepito nel 1990 e in continuo accrescimento, si snoda seguendo un percorso a sale, ciascuna intitolata a diversi campi d’indagine scientifica: dall’Antropologia alla Botanica, dall’Entomologia all’Etnologia. Il vero tema indagato riguarda, in realtà, la condizione umana riletta in chiave ironica e ludica, ma non per questo meno ineluttabile. Le sale ospitano umani immobilizzati nel loro status, piante e animali straordinari, dotati di una carica evocativa che li rende, a una prima lettura, riconoscibili e che si scoprono, via via, essere intrinsecamente contaminati e contaminanti. Con l’intenzione che l’anomalo venga piuttosto percepito prima che visto. Le sale al momento sono 21 più la sala dei video e il bookshop: I Antropologia, II Natura morta, III Botanica, IV Entomologia, V Esemplari rari, VI Homo Pronto, VII I trofei, VIII Botanica organica, IX Le pelli, X Etnografia, XI I diorami, XII Etnologia, XIII Pesci e anfibi, XIV Etologia, XV Antropologia culturale, XVI Anamorfosi, XVII I busti, XVIII Creature meravigliose, XIX Inchiostri su carta, XX Nasi d’artista, XXI Sculture in pietra.

Gianluca Marziani: La carriera di Ghibaudo è il suo museo, le sue mostre sono le sale del museo, le opere nelle sale descrivono i dettagli di un’utopia espositiva che spazia tra materiali, linguaggi e codici narrativi.

Dario Ghibaudo, dopo la sala che presentò nel 2012 presso la cappella del Palazzo Comunale, giunge oggi negli spazi spoletini della Casa Romana, luogo a dir poco ameno, spazio d’integrazione virtuosa tra la scultura contemporanea e i mosaici pavimentali del I secolo d.C. Il progetto s’intitola Sculture da Viaggio e offre una versione per valigia di alcuni animali in porcellana bianca. L’ibridazione faunistica caratterizza l’estro museografico di Ghibaudo, un’attitudine al fiabesco che si trasforma in zoologia speculativa tra ipotesi scientifica e veggenza intuitiva. La prima impressione coinvolge l’assurdo surreale, anche perché la minuziosa precisione dei manufatti rende plausibile il tema dell’improbabile; poi, però, capisci che esiste un glitch sotto la traccia onirica, una distorsione elettrica che pone il fatidico quesito: e se davvero esistesse un animale così? Che faremmo davanti ad ibridi come questi? Incarnano un futuro buono o pericoloso?

Gianluca Marziani: Porrei l’accento sul valore profetico dell’artista, sul suo immaginare un intero museo che sta “edificando” anno per anno, con resistenza e spirito indomito, ben prima del mirabile Damien Hirst a Venezia (“Treasures from the Wreck of the Unbelievable”). Perché un’altra cosa va detta: il Museo di Storia Innaturale è uno di quei viaggi fantastici che accosterei ad altri gioielli utopici, come il Codex di Luigi Serafini, La Scarzuola di Tomaso Buzzi, il Roden Crater di James Turrell… e, appunto, come il tesoro sommerso che Hirst ha cucito assieme con un eccellente storytelling per visionari globali.

Casa Romana diventa deposito momentaneo per viaggiatori utopici, un diporto arcaico e germinativo, non dissimile dalle grotte isolate che ospitano riserve alimentari, server informatici, laboratori nucleari. Diverse valigie si stagliano tra atmosfere ancestrali e luci cavernose, cucendo assieme il contenitore domestico con il contenitore trasparente per sculture nomadi. Il luogo offre protezione sicura agli animali in porcellana, custodendo il loro segreto genetico, stabilendo un equilibrio ambientale, regolando il presente sul tempo lungo dell’archeologia.

Note sulla tecnica
Le sculture sono realizzate in porcellana con la tecnica del modellato e non per colata, quindi pezzi unici impossibili da replicare. La realizzazione di queste opere è un'impresa ardita perché la porcellana è difficilissima da modellare. In cottura, per esempio, le zampe e le code, in genere molto sottili, cuocendo a 1240/1260 gradi rischiano di deformarsi; va considerato che la comune terracotta cuoce intorno ai 1000 gradi e a 1240 si scioglie. Inoltre la porcellana, durante la lavorazione, conserva una sorta di memoria, che fa sì che se si cambia idea quando è stata modellata e sono trascorse alcune ore, è difficile modificarne la forma perché in cottura tenderà a riprendere il primo "imprinting", con il rischio di incrinarsi. Inoltre in cottura perde circa il 25% della dimensione originale.

 

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