27 GIUGNO / 27 SETTEMBRE 2015

A cura di Gianluca Marziani + Andrea Barchiesi
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La fabbrica e la sua identità contemporanea. I riferimenti di un passato imponente sottoposti al giudizio critico di un presente ambiguo, incerto nei valori, dove l’ideologia merita nuovi resoconti narrativi. Santinelli manda in cortocircuito l’iconografia socialista del Novecento (coi suoi derivati figurativi), simulando memorie forti dentro visioni contaminate che piacerebbero a Thomas Pynchon.

Danilo Santinelli proviene da un percorso rigoroso in cui ha mantenuto saldi i soggetti e gli oggetti del suo sistema referenziale. A colpirlo, da sempre, sono i contesti marchigiani in cui è cresciuto, le esperienze personali che si integrano ai fatti collettivi di una società consumistica come la nostra. L’artista indaga il mondo del lavoro, il legame tra industria e territorio, le integrazioni e disintegrazioni tra persone e cultura del profitto. Ma lo fa con sensualità letteraria, con invenzioni poetiche che sfruttano e dilatano i codici iconografici del realismo socialista, del muralismo sironiano, dell’iconografia da sovrano terzomondista. La sua è una lettura critica del presente, fatta attraverso gli strumenti critici del passato, per creare così un grande cortocircuito, una specie di saldatura impossibile tra l’arte di propaganda e la deriva politica del presente.

Le opere hanno un aspetto liquido, instabile, quasi tremolante. Sono le orfane di un ideologismo concluso, lasciate idealmente sole davanti ai luoghi del lavoro, davanti alle fabbriche del dissesto. Il loro abito decolorato, le saturazioni, le zone più astratte, le figure a contrasto, caratteristiche figurative di un grande dubbio amletico, di una paura per il futuro che riporta a galla le ipotesi di un lontano passato. Il Comunismo coi suoi simboli diviene il detonatore che manda in deflagrazione ogni certezza morale. La propaganda d’inizio novecento entra nel nuovo millennio con un peso critico e una coscienza in azione, dando così alle opere una valenza onirica, di realtà parallela che si insinua e apre ulteriori interrogativi.

L’opera presenta il conto sugli errori passati. Non lo dice ma lo sussurra come in un sogno...

I quadri sembrano dirci che l’immagine pittorica è lo specchio liquido di un presente fuggevole, indeciso, dove insicurezza e cambiamento mettono in crisi valori morali e funzioni sociali. Santinelli affonda nei colori della tempesta, del cielo gonfio, di una notte inquieta: ma lascia fuoriuscire i corpi, crea una distonia che fa galleggiare le figure in modo fantasmatico, dando all’umanità una via d’uscita, una giusta distanza per farsi inglobare o andare lontano, verso fughe da fermi o verso orizzonti dinamici.

www.danilosantinelli.it