16 MARZO / 26 MAGGIO 2012

A cura di Gianluca Marziani
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A pochi mesi dall’evento presso la Emmeotto Living Gallery di Roma, Ciogli prosegue la sua indagine tra pittura, suono e colore. Artista visivo e compositore sperimentale, attraverso il software da lui ideato e brevettato (Paint Sound) sta aprendo nuovi confini elaborativi e percettivi. Il suo metodo traduce il suono ambientale in opere/immagini dinamiche dove il segno grafico prende vita attraverso il colore corrispondente ad ogni suono. Dice l’artista: “Molti artisti prima di me hanno cercato e realizzato rapporti specifici tra note musicali e colore, come ad esempio Newton, Wagner, Veronesi e Kandinsky. Nel mio lavoro ho unito questi due emisferi percettivi, creando una codifica/linguaggio divenuta, di conseguenza, anche un'applicazione”.
La scansione del progetto si divide in quattro sale dinamiche.

Sala Uno. CIOGLI parte da un blocco di quadri (in apparenza) monocromi dove descrive, da un punto di vista improbabile, una sovrapposizione di linee legate al movimento sequenziale di una figura nello spazio. La proiezione su uno di questi quadri, azionata dai suoni d’ambiente, completerà l’opera attraverso la dimensione plastica del colore.

Sala Due. CIOGLI interviene direttamente sui muri con alcuni disegni perimetrali, mantenendo la necessità di rappresentare movimenti di corpi nello spazio fisico. Una proiezione su uno di questi disegni, azionata dai suoni d’ambiente, completerà l’opera attraverso la forma plastica del colore.

Sala Tre. CIOGLI agisce su oggetti tridimensionali che si animano rivelando il rapporto tra suono, colore e movimento. Anche qui sarà il suono delle voci ad azionare il meccanismo cromatico.

Sala Quattro. CIOGLI interviene sul muro con una proiezione che ha lo stesso principio d’accensione delle altre sale. Il muro è bianco, quadri e oggetti sono scomparsi ma l’immagine completa quanto abbiamo vissuto nei tre passaggi dinamici.


Il quadro non rappresenta più il passaggio finale ma un’apertura relazionale tra opera e funzione tecnologica. La natura del progetto trasporta il disegno del quadro nella dimensione scenica del muro, recuperando il segno primigenio sulla quinta del reale. Da qui il terzo passaggio verso l’oggetto fisico, animato da una nuova memoria pittorica che decreta un processo iconografico. Fino al momento che chiude il cerchio, una proiezione finale in cui scompaiono la materia (quadro), la linea (disegno) e il volume (oggetti), a favore di una sintesi tecnologica che raccolga il concetto nell’unicum luminoso.
L’artista indaga la forma dentro lo spazio, ne sente i pesi e volumi, le energie e il carico relazionale. Procede per spostamenti semantici, lavorando sul confine tra manualità e tecnologismi. Chiaro il suo obiettivo: recuperare la dimensione reale dell’oggetto, appropriarsi della natura viva di una forma, una visuale da designer evoluto che applica modelli scientifici ad un approccio creativo e liberatorio. Non è un caso che la pittura sia puro strumento d’indagine, svincolata dalle tecniche e materie compositive. E non è un caso che l’artista stia sperimentando superfici pittoriche su oggetti reali, così da connettere la virtualità residuale della pittura con la concretezza simbolica delle forme vive.