27 GIUGNO / 27 SETTEMBRE 2015

A cura di Gianluca Marziani + Andrea Barchiesi
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La pittura come viaggio nel tempo sospeso, dentro vertigini surreali che riformulano la nozione di spazio e i confini aperti del plausibile. Boldrini costruisce visioni cerebrali, dense nel loro galleggiamento onirico, sorta di microfilm pittorici per ridefinire i margini realistici e intuire nuove spinte metaforiche. Quadri che aprono varchi narrativi negli universi figurativi del simbolo.

La personale di Andrea Boldrini disvela l’universo epifanico e sacrale del suo sguardo. Un silenzioso inno alla natura ispiratrice, al legame tra terra e cielo cosmico, alla potenza di una condizione arcadica e liberatoria. Nulla a che vedere, sia chiaro, con la dimensione naif del lirismo selvaggio e infantile; si tratta, semmai, di sguardi filosofici su un paesaggio ideale ma percepito, figlio di esperienze personali, ripulito da scorie mondane e inserimenti forzati. L’artista ci catapulta in un tempo ovattato, privo di rumori metallici e meccanici, dove il vento o la pioggia, un animale o un albero alzano il volume degli eventi.

Boldrini: “I paesaggi che m’ispirano sono quelli della mia regione, le Marche. È un paesaggio in via di estinzione, ferito a morte dalla cementificazione. Non trovo più traccia di quel paesaggio dove sono nato e l’ispirazione diventa necessariamente un’operazione sulla memoria personale. Era un paesaggio sacro e lirico insieme, espressione di una sapiente cura e rispetto del creato. Sebbene io abbia vissuto solo marginalmente quella civiltà rurale che per secoli ha caratterizzato la mia terra, tuttavia ne conservo ancora il residuale ricordo. Di questo paesaggio così ondulato e dolce mi ha sempre colpito la trasformazione morfologica che esso subisce dal giorno alla notte. Purtroppo devo riscontrare che da 30 anni a questa parte il paesaggio notturno non esiste più a causa dell’inquinamento luminoso. Il cielo stellato che un tempo ispirava i mistici del deserto, gli artisti, i poeti e gli scienziati è scomparso e ora dalle nostre campagne non si riesce a vedere neppure la Via Lattea.”

La natura evocata da Boldrini è un luogo plausibile e parallelo, sorta di acquario ipnotico che conserva la radice della bellezza limpida, del flusso olistico, della circolazione spontanea. La stessa tecnica, quel realismo liquido che si specchia nella vertigine del sogno, dimostra la perfetta comunanza tra forma e pensiero, tra una radice filosofica e un disegno veggente.

Boldrini: “Il paesaggio per me non è solo quello che mi appare dal mio punto di osservazione. Esso è anche la mia vita, il mio popolo, la mia storia, il mio Paese, le mie tradizioni. E l’idea dominante per me sinteticamente è questa: tutta la storia del mondo è contrassegnata dal mistero dell’iniquità, destinato ad aumentare fino alla sua manifestazione finale. Nel frattempo il nostro impegno per salvaguardare la natura deve essere totale: abbiamo ricevuto questo dono e come custodi dobbiamo proteggerlo e migliorarlo con i nostri talenti per consegnarlo ancora ‘buono’ ai nostri figli.”

La Natura come un verbo e un mantra quotidiano. La Natura come luogo che accoglie tutte le differenze.

www.andreaboldrini.me