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LE COLLETTIVE
28 GIUGNO - 27 SETTEMBRE 2014
Progetti tematici attorno ad argomenti eterogenei, contesti umani e geografici, spunti etici ed evidenze diffuse. Mostre collettive che orchestrano note visuali lungo la trama narrativa del progetto individuato. Un viaggio espositivo per creare nuove assonanze, collaborazioni e approfondimenti ulteriori. Un percorso collettivo con la capacità di generare continui focus su ogni singolo artista.

 

A sessant’anni dalla firma dell’accordo di cooperazione culturale tra Italia e Giappone e dall’entrata in vigore della Convenzione Internazionale sui diritti politici delle donne, il Museo Nazionale d’Arte Orientale (Roma) e Palazzo Collicola Arti Visive (Spoleto) sono lieti di presentare una collettiva con quattro tra le più significative artiste giapponesi contemporanee: Atsuko Tanaka (1932), Yoko Ono (1933), Kazuko Miyamoto (1942), Chiharu Shiota (1972). Quattro donne che, pur diverse per background, ambito di ricerca e forme espressive, attraverso le loro opere incarnano l’essenza di quattro periodi fondamentali della storia giapponese: l’immediato Dopoguerra, gli anni Sessanta, l’epoca del boom economico, il nuovo millennio. Il filo rosso che lega le artiste riguarda la volontà di oltrepassare il confine tra arte e vita, filtrando, attraverso la loro sfera emotiva, avvenimenti e fantasie, mitografie e realismi, sogni e disillusioni. Pittura e disegno, scultura e installazione, video e performance sono i diversi medium utilizzati per esplorare quella realtà che penetra e traspare nella loro produzione artistica, recando in sé le caratteristiche di un vissuto privato e al contempo generazionale.

Atsuko Tanaka (1932-2005), tra i membri fondatori del gruppo Zero, aderisce da subito al movimento Gutai, fondato da Jiro Yoshihara. Nota in particolare per il suo “Electric Dress” (1956), vestito realizzato interamente con neon colorati, Tanaka è una delle prime artiste a esplorare il rapporto tra la corporeità femminile, l’abito e lo spazio. La sua ricerca pittorica è basata, come per tutti i membri di Gutai, sulle sperimentazioni di tecniche e materiali, sull’innovazione delle forme e sui meccanismi processuali. Tanaka rappresenta bene l’immagine del Giappone del Dopoguerra, Paese provato da un lungo conflitto, ansioso di liberarsi da sovrastrutture e imposizione totalitaria. Una ricerca per dimenticare il passato, guardare al domani e ritrovare libertà espressiva attraverso la valenza evolutiva del nuovo.

Rottura con la tradizione e orientamento verso il futuro sono i punti condivisi da Yoko Ono (1933), selezionata per rappresentare gli anni Sessanta, in particolare quell’ambito che lo storico dell’arte Tono Yoshiaki definì “la post-Hiroshima generation”. Le contestazioni giovanili, i movimenti pacifisti e i tentativi del Giappone di affrancarsi dagli Stati Uniti, fanno da sfondo a una raffinata ricerca da cui traspare, con sintesi e impatto catartico, la volontà di mescolare realtà e utopia. L’individuo nella sua complessità fisica e psicologica, il corpo-psiche e i suoi meccanismi relazionali con il sistema mondo, sono da sempre il principale contenuto nelle visioni dell’artista. La mostra presenta alcuni film realizzati nell’ambito del movimento Fluxus: “Eye Blink”, “Bottom”, “Rape” e “Fly”, oltre ad alcuni progetti relazionali che si fondano sul tema dell’utopia.

Con Kazuko Miyamoto (1942) si passa al periodo successivo, il ventennio a cavallo tra la fine dell’epoca Showa (1926-1989) e l’inizio di quella Heisei (1989-). In questo spazio di tempo, scandito dalla morte dell’imperatore Hirohito (1901-1989), il Paese giunge al suo apice di ricchezza per poi entrare nella sua più profonda crisi economica. A livello artistico, come nel resto del mondo, il crollo delle utopie rimette in discussione i principi della modernità. Miyamoto, nota dagli anni ’70 negli ambienti del minimalismo americano (grande importanza avrà la sua collaborazione con Sol LeWitt), a partire dagli anni ’80 orienta la ricerca verso problematiche di matrice identitaria e gender. La mostra presenta i lavori riconducibili a tale filone, generalmente poco esplorato, presentando una selezione di opere-kimono, oltre a disegni e fotografie che documentano le sue performance.

Si entra, infine, nel nuovo millennio con la più giovane delle artiste, Chiharu Shiota (1972), nata nel periodo in cui iniziano a manifestarsi le contraddizioni socio-culturali di una nazione cambiata troppo in fretta. Nei lavori di Shiota, famosa per alcune installazioni monumentali dove il delicato dialoga con il conturbante, si legge l’inquietudine di una memoria che riaffiora dal sogno, vicina in alcuni casi all’incubo. Nella sua ricerca, dove la tendenza all’opera ambientale si fonde con la performance relazionale, emergono la disillusione e il malessere di un’intera generazione. La mostra presenta alcuni disegni, fotografie e alcuni video che permetteranno di comprendere i confini elastici della sua pratica artistica.

 

›› VIDEO EVENTO

5 - 13 LUGLIO 2014

Palazzo Collicola Arti Visive e l’Officina d’Arte&Tessuti di Spoleto, in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, presentano ARType - Archetipi della videoarte contemporanea, iniziativa nata nel 2013 come emanazione del progetto Videoart Yearbook - Annuario della videoarte italiana, promosso, a partire dal 2006, dal Dipartimento delle Arti dell’Ateneo bolognese.
ARType (neologismo che tiene conto dei due termini “arte + archetipo” nella loro variante anglofona) è un progetto curatoriale che propone temi e chiavi di lettura trasversali, utili a comprendere meglio la videoarte contemporanea. A riguardo, il gruppo di ricerca – formato da Guido Bartorelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Stefania Portinari, docenti nelle università di Bologna, Padova e Venezia – ha individuato sei archetipi, ovvero, sei elementi primordiali della cultura umana da osservare attraverso lo sguardo della videoarte.
Attraverso i sei archetipi – il rito, il gioco, il territorio, il gesto, il viaggio, il Sé – è possibile ampliare le possibilità di lettura critica delle opere selezionate e organizzare al meglio la fruizione. Il team di ricerca agisce, inoltre, nella convinzione che il linguaggio sperimentale del video d’artista rappresenti una via d’accesso privilegiata per osservare la complessità degli assetti antropologici nel mondo d’oggi.
Per la rassegna di Spoleto, due dei curatori del progetto, Paolo Granata e Silvia Grandi, presenteranno una selezione di 36 opere di artisti italiani contemporanei. Questi video aspirano a tracciare una mappa antropologica dell’immaginario contemporaneo, svelare alcuni tratti dell’inconscio visivo, evocare le esperienze primordiali dell’esistenza umana per riscoprire, in un mondo affollato di immagini, l’irresistibile fascino degli archetipi.
L’idea di archetipo, che abbraccia trasversalmente l’intera storia del sapere umano, dalla tradizione classica alle scienze umanistiche novecentesche, assume nel mondo dell’arte una valenza simbolica di proporzioni ancora maggiori, che attraverso l’intervento dell’artista traspare nella sua accezione mondana. Le forme archetipali dell’esistenza umana plasmano, infatti, in maniera tacita e sommessa, le sfere dell’ordinario; condizionano le abitudini, influenzano gli atteggiamenti, i piccoli gesti quotidiani. E tutto ciò accade perché gli archetipi sono forme originali – arché/týpos –, manifestazioni ancestrali dell’immaginario simbolico, espressioni dell’inconscio collettivo radicate negli spazi reconditi del sé, che reiterano se stesse all’infinito. Destino dell’arte è infrangere questa monotona sequenza. Gli artisti, da sempre, si sono fatti interpreti di una “visione” ed a ciò non si sottrae quell’ampia compagine di sperimentatori che opera attraverso il linguaggio del video, il mezzo espressivo che per vocazione tende a scardinare i meccanismi ordinari dell’assuefazione visiva.

 

ARTISTI

Aldo Giannotti & Markus Hofer, Alessandra Caccia, Angelo Sarleti, Audrey Coïaniz, Basmati, Bianco-Valente, Botto & Bruno, Bruno Muzzolini, Christian Niccoli, Danilo Torre, Davide Bertocchi, Debora Vrizzi, Diego Zuelli, Donato Sansone, Enrico Bressan, Filippo Berta, Gabriele Picco, Giovanna Ricotta, Giovanni Kronenberg, Karin Andersen, Kensuke Koike, Luca Coclite, Marcantonio Lunardi, Marco Morandi, Massimiliano Nazzi, Michael Fliri, Michela Formenti, Natalia Saurin, Rebecca Agnes, Riccardo Benassi, Sergia Avveduti, Silvia Camporesi, Stefano Cagol, T-Yong Chung, Virgilio Villoresi, Virginia Mori.

 

›› officinadartetessuti.com

28 GIUGNO - 13 LUGLIO 2014

 

Apre, sabato 28 giugno alle ore 16,00 la mostra Artist's book rules/Libri a regola d'artista a cura di Emanuele De Donno e Giorgio Maffei, concepita come antologica documentazione dell'intera rassegna biennale LIBEROLIBROdARTISTALIBERO nata nel 2002.

Il progetto FREEbook 7/LIBEROLIBROdARTISTALIBERO7-2014 di VIANDUSTRIAE e STUDIO A' 87, è un programma sul libro d'artista contemporaneo di cadenza biennale, che con la presente edizione abbina le sedi principali di Foligno e Spoleto a quella esterna di Urbino.

L'idea del percorso espositivo è di raccogliere i “migliori exempla” selezionati dallo storico della manifestazione per descrivere la fenomenologia del libro d'artista e definirne uno statuto in definizioni-regole che lo autorizzano.

La mostra scaturisce da un’indagine sulle citazioni poetiche estratte dai libri e gli statements, definizioni prosaiche-pratiche che preparano lo statuto del libro d'artista. Lo spunto della fondazione delle regole del libro d'artista è un esercizio curatoriale che si affida agli stessi artisti e propone una soluzione a fronte di una perenne indecisione storiografica sul tema.
Per arrivare alle regole si propongono 3 stadi di avvicinamento: la didascalia (identità), la citazione (poetica) e l'affermazione (pratica).
Con 40 libri, 12 citazioni e 10 statement si arriva dunque a definire uno statuto anti-teoretico ed una sommaria antologia delle 6 edizioni precedenti della manifestazione.
I punti di analisi che corrispondono alle sezioni in mostra sono la tipografia, l'im-paginazione, la superficie, la legatura, la grammatura, il volume, il formato, l'allegato, la tiratura, la post-lettura.
La mostra avrà 10 stazioni guida con 10 didascalie maestre corrispondenti a 10 libri-capisaldi; ogni sorgente ha affiancate una serie di opere-libro eredi, derivative o sensibilizzate; il diagramma/panorama va dalle avanguardie artistiche, dai valori assodati e storicizzati alle proposte contemporanee, viventi e fluide.
Il criterio della normalizzazione di opere eccezionali non avrà carattere dogmatico né programmatico in quanto si tratta di definizioni interne pratiche, punti determinati ed appurati dagli stessi autori/fautori.
L'assunto finale dei curatori è che l'aspetto prescrittivo non ostacola la frequentazione di questa rara produzione artistica, il compartimento al contrario alimenta quel percorso di socializzazione ed esplicitazione del libro autorizzato dall'artista.
La ricerca che si addentra nei testi dei libri d'artista estraendone summae avrà un catalogo-compendio progettato con l'intento di evidenziare il display della mostra e il criterio dell'ordinamento: didascalia, citazione, definizione e infine regola.

 

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14 DICEMBRE 2012 - 16 MARZO 2013

A cura di Gianluca Marziani

 

ATOLLO per alzare la temperatura invernale di Palazzo Collicola Arti Visive. ATOLLO per incrociare i linguaggi visivi in una sinestesia fluida del presente. ATOLLO è un viaggio espositivo con sette artisti italiani delle ultime generazioni. ATOLLO come tessitura di ipotesi visive, cortocircuiti linguistici, conflitti dialettici. ATOLLO verso la pittura più biologica, germinativa, indefinibile. ATOLLO verso la pittura che si espande negli ambienti, sui materiali, oltre il telaio. ATOLLO verso la pittura che certifica la finzione del realismo. ATOLLO verso la pittura che certifica il realismo della finzione. ATOLLO verso la fotografia che riabilita i codici storici, le matrici, le radici necessarie. ATOLLO verso la fotografia che usa consapevolezza sui valori digitali. ATOLLO verso il video che metabolizza la moda e i suoi codici figurativi. ATOLLO verso il video che metabolizza le diverse arti dentro i suoi codici figurativi. ATOLLO verso il design che incontra le ragioni concettuali dell’architettura. ATOLLO verso il design che elabora le funzioni dentro i codici plastici della scultura. ATOLLO per proporre, indicare, connettere… ATOLLO per rischiare, smuovere, attraversare…

23 GIUGNO - 28 OTTOBRE 2012

Artwo è nata nel 2005, quando ancora non si abusava di termini quali “ecosostenibilità” e “sostenibilità sociale”, come un’avventura creativa dal profondo valore etico. Il suo ideatore, Luca Modugno, crede al valore decisivo della bellezza artistica nei luoghi in cui la libertà non appartiene al gioco del quotidiano. Rendere l’arte utile a tutti, soprattutto a chi ne ha più bisogno. Da un lato unendo la passione per l’arte contemporanea e il design, creando un percorso di intelligenza estetica e qualità morale dei prodotti; dall’altro lavorando con associazioni di recupero o realtà penitenziarie, offrendo un percorso formativo che le coinvolga fattivamente nella produzione di oggetti funzionali.

Artwo produce oggetti ideati da artisti contemporanei che, partendo da utensili d’uso comune, li decontestualizzano e riciclano, dando loro nuova forma e adeguato utilizzo. Ogni oggetto è firmato dall’artista e prodotto in tiratura limitata. Nel 2006 l’associazione ha realizzato all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia un laboratorio attrezzato grazie ai proventi ricavati dalle vendite degli oggetti. Oggi alle ideazioni degli artisti si è affiancata quella di giovani designer, uniti da un’idea: fuggire dalla produzione stereotipata. Che sia un progetto per bookshop museali o per la regalistica aziendale, deve scaturire dal pensiero
laterale, da un modo diverso di vedere le cose e di realizzarle. Il risultato è la produzione di oggetti inediti, disponibili ad essere letti sotto una luce diversa, spiazzante.

 

›› GALLERIA IMMAGINI

›› artwo.it

18 DICEMBRE 2010 - 5 GIUGNO 2011
4 MARZO - 4 GIUGNO 2017

Palazzo Collicola Arti Visive presenta la seconda tappa espositiva del progetto intitolato CORTESIE PER GLI OSPITI a cura di Gianluca Marziani. Si tratta di un nuovo ciclo dedicato al mondo dei galleristi privati con le loro storie, le loro scelte, le loro passioni e intuizioni… un viaggio narrativo e coinvolgente, immaginato come un’avventura culturale, costruito come una retrospettiva interiore.

Dopo la mostra con Giovanni Bonelli è la volta di un altro gallerista lombardo, Giampaolo Abbondio, fondatore e titolare di Galleria PACK a Milano. A curare il viaggio espositivo la figura di Luigi De Ambrogi, ex gallerista d’avanguardia, compagno d’avventura di Abbondio nella nascita dello spazio, occhio privilegiato per raccontare 15 anni espositivi con 28 artisti selezionati.

Gianluca Marziani: Vorrei sottolineare che non si tratta di un invito rivolto alla galleria ma al gallerista. Una differenza che reputo sostanziale: la galleria rappresenta uno spazio fisico, un frangente limitato, la cognizione mercantile dentro un luogo strategico; il gallerista, al contrario, rappresenta un’attitudine esistenziale e professionale, lo status tra pensiero e azione, un occhio etico che disegna una geografia estetica. Il bravo gallerista ascolta il mondo in stereofonia: da un lato le pulsioni creative con gli artisti da scoprire, le opere da privilegiare, i progetti da sostenere, le operazioni da distribuire; dall’altro le voci e le aspettative del pubblico, la critica sociale da considerare, le tendenze su cui sintonizzarsi… il vero gallerista (da non confondere con il puro mercante) è un equilibrista del pensiero creativo, un Philippe Petit che cammina sul filo teso tra due grattacieli, mantenendo un occhio sul versante della ricerca e un altro sulle regole del mercato.

Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso
A scanso di equivoci, ricordiamo che CORTESIE PER GLI OSPITI rifiuta ogni approccio commerciale, nel rispetto filologico del museo e del suo ruolo di proposta e conoscenza culturale. Il gallerista invitato presenta le opere senza alcuna finalità di vendita, spesso si tratta di quadri che provengono da collezioni private o museali, talvolta arrivano dalla stessa collezione privata del gallerista. Per qualche mese, dentro le sale del museo, il gallerista diventerà il narratore visuale, un acrobatico disegnatore di storie figurative che animeranno i muri bianchi del luogo.

Galleria PACK è stata fondata nel 2001 con l’intento di offrire al pubblico una programmazione ambiziosa, incentrata sulla produzione di artisti emergenti e maggiormente affermati. Le opere finora esposte svelano un orientamento leggibile: da un lato, l’interesse per il corpo nelle sue varie rappresentazioni e manifestazioni; dall’altro, l’esperienza fisica di grandi installazioni che coinvolgono lo spettatore in realtà sensoriali diverse; da un altro ancora, una particolare attenzione per i nuovi media, spaziando dalla creazione tramite nuove tecnologie alla complessa struttura delle videoinstallazioni. Galleria PACK considera essenziale l’aspetto produttivo di ciò che viene mostrato, portando avanti, assieme agli artisti, ambiziosi progetti multiformi, installazioni, opere video e performance. La collaborazione con curatori italiani ed esteri soddisfa, infine, una volontà di collocare l’attività nel flusso degli scambi interculturali e pluridisciplinari, attivando una componente critica che trova continuità in una serie di pubblicazioni. Nel 2009 Galleria PACK vanta la partecipazione di tre artisti della sua scuderia alla 53° Biennale di Venezia: Matteo Basilè e Masbedo hanno esposto presso il Padiglione Italia, curato da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, mentre Andrei Molodkin ha esposto presso il Padiglione Russo, curato da Olga Sviblova. Nel 2005 la Galleria, con la cura di Gianluca Marziani, ha realizzato “My Rome”, performance corale dell’artista Zhang Huan presso i Musei Capitolini; “Family Tree”, opera dell’artista cinese, è stata poi acquisita dal Centre Pompidou di Parigi e inserita nella sua collezione permanente. Galleria PACK è presente in numerose fiere d’arte contemporanea nazionali (Arte Fiera, Miart) e internazionali (Scope Basel, Art Miami, Berliner Liste, Art Moscow, Beirut Art Fair, Crossroads). E’ del 2013 la partecipazione di Marìa Magdalena Campos-Pons al Padiglione di Cuba della 55°Biennale di Venezia. Nel 2015 la galleria si è trasferita nella nuova sede in viale Sabotino 22 presso SPAZIO 22.

 

›› GALLERIA IMMAGINI

Palazzo Collicola Arti Visive è orgoglioso di presentare la prima tappa espositiva del progetto a lungo raggio dal titolo CORTESIE PER GLI OSPITI. Si tratta di un nuovo ciclo dedicato al mondo dei galleristi privati con le loro storie, le loro scelte, le loro passioni e intuizioni… un viaggio narrativo e coinvolgente, immaginato come un’avventura culturale, costruito come una retrospettiva interiore.

CORTESIE PER GLI OSPITI offrirà al pubblico uno sguardo ravvicinato ma non didascalico su un mestiere centrale nell’organigramma dell’arte contemporanea. Lasciate da parte gli aspetti commerciali che animano una galleria d’arte, di certo necessari ma estranei ad un consesso espositivo come questo: perché, al dunque, la mostra prediligerà gli aspetti ideativi e visionari dietro un gallerista, le sue intuizioni sulla proposta d’esordio, il suo stile, le sue strategie umane, le sue visioni morali, la sua concezione del mondo…

La mostra sarà un progetto a quattro mani, curato dal gallerista assieme a Gianluca Marziani, secondo un principio narrativo che da sempre guida gli allestimenti del museo spoletino. Uno sguardo di attraversamento concentrico nel percorso di un operatore culturale, realizzato attraverso la selezione di pochi ma significativi artisti, capaci di rivelare un pensiero ideativo e un margine esecutivo.

Gianluca Marziani
Vorrei sottolineare che non si tratta di un invito rivolto alla galleria ma al gallerista. Una differenza che reputo sostanziale: la galleria rappresenta uno spazio fisico, un frangente limitato, la cognizione mercantile dentro un luogo strategico; il gallerista, al contrario, rappresenta un’attitudine esistenziale e professionale, lo stato del pensiero e dell’azione, una visione etica che disegna una geografia estetica.
Il bravo gallerista ascolta il mondo in stereofonia: da un lato le pulsioni creative con gli artisti da scoprire, le opere da privilegiare, i progetti da sostenere, le operazioni da distribuire; dall’altro le voci e le aspettative del pubblico, la critica sociale da considerare, le tendenze su cui sintonizzarsi… il vero gallerista (da non confondere con il puro mercante) è un equilibrista del pensiero creativo, un Philippe Petit che cammina sul filo teso tra due grattacieli, mantenendo un occhio sul versante della ricerca e un altro sulle regole del mercato.

Il progetto racconta la genesi di una visione operativa, le attitudini di un professionista tra proposta e mercato. Le opere scelte diventano la soluzione del nostro invito, la risposta figurativa per tracciare le tappe del viaggio, i momenti di sosta e accelerazione, i sogni e i desideri inseguiti, per rivelare piccole verità e alimentare grandi dilemmi, per darci un valore umano oltre la pura visione del quadro sul muro.

Leggere avvertenze e modalità d’uso
A scanso di equivoci, ricordiamo che CORTESIE PER GLI OSPITI rifiuta ogni approccio commerciale, nel rispetto filologico del museo e del suo ruolo di proposta e conoscenza culturale. Il gallerista invitato presenta le opere senza alcuna finalità di vendita, spesso si tratta di quadri che provengono da collezioni private o museali, talvolta arrivano dalla stessa collezione privata del gallerista. Per qualche mese, dentro le sale del museo, il gallerista diventerà il narratore visuale, un acrobatico disegnatore di storie figurative che animeranno i muri bianchi del luogo.

 

VOLUME 01: GIOVANNI BONELLI

La galleria Giovanni Bonelli Milano apre nel 2012 nel cuore del quartiere Isola, a pochi passi da quello che diventerà uno dei quartieri più innovativi per le sperimentazioni architettoniche. La galleria, circa 300 mq di open space, alterna una programmazione di giovani artisti a figure storiche del panorama italiano e internazionale (Maurizio Mochetti, Gianni Pettena, Daniel Spoerri…).

Figlio di Evaristo, gallerista della provincia di Mantova, Giovanni Bonelli ha tuttora una sede storica a Canneto sull'Oglio (MN) e una base espositiva nel cuore storico di Pietrasanta.

Dopo un'esperienza statunitense, dove per tre anni ha diretto la Bonelli Contemporary di Los Angeles, alternando artisti americani a giovani italiani (tra i quali Marco Mazzoni, Fulvio Di Piazza, Nicola Verlato), l'attività di Giovanni Bonelli si è ormai concentrata sulla sede milanese.

La galleria partecipa alle principali fiere italiane (Arte Fiera Bologna, Artissima, ArtVerona…) e a diverse fiere di livello internazionale (Swab Barcellona, Contemporary Istanbul…) dove vengono proposti ad un pubblico internazionale tutti gli artisti rappresentati dalla galleria.

3 DICEMBRE 2016 - 12 FEBBRAIO 2017